fico2

(di Wolf Bukowski)

È una fortuna avere una tecnica come l’assessora Gabellini all’urbanistica: la sua naïveté politica la spinge a dire senza perifrasi cose che molti suoi colleghi preferirebbero mantenere sullo sfondo. Un esempio per tutti: abbiamo parlato ampiamente nella prima parte dell’operazione speculativa Aree Annesse Sud, accanto al quartiere popolare del Pilastro, cercando di dimostrarne la funzione gentrificatoria – oltre che impermeabilizzatrice, ça va sans dire.

Beh, la Gabellini rende quasi inutile il lavoro di demistificazione: il 25% di housing sociale previsto in Aree Annesse Sud, dice, “potrà essere un modo per alleggerire il carico ERP, di Edilizia popolare all’interno del Pilastro, perché ormai sappiamo dal vaglio che è stato fatto dell’inquilinato [sic] all’interno delle case ACER, che c’è una quota non piccola di inquilini che hanno redditi che possono tranquillamente sopportare di pagare l’affitto di housing sociale, che ha dei livelli che sono quelli del concordato oppure anche inferiori, e quindi liberare patrimonio ERP che può essere riqualificato…”.

Ok, ci sarebbe già moltissimo da dire, ma lasciamo perdere. Concentriamoci invece sull’immagine che balena davanti agli occhi, quella di una Gabellini che, col suo tono pacato, caccia gli scrocconi e libera case per chi ha bisogno. Ascoltiamola ancora: “…liberare patrimonio ERP che può essere riqualificato e può anche ospitare nuovi usi, anche nuovi usi non solo nuove persone, perché ormai all’interno degli edifici il fatto di avere anche delle attività, studi di vari… di artigiani, di commercialisti… sono elementi che poi creano una dinamica nuova, più articolata, quindi rompendo un’omogeneità di presenze che gli stessi abitanti del Pilastro soffrono.”

Studi di commercialisti in luogo di appartamenti? Con tutte le persone che aspettano e sperano e necessitano disperatamente di un alloggio ERP? “Non hanno case? Dategli commercialisti!”, si potrebbe dire parafrasando in modo ingeneroso il famoso “non hanno pane? Dategli le brioches!”. Ingeneroso per Maria Antonietta, naturalmente. Perché la regina di Francia quella frase non l’ha mai detta, mentre la Gabellini le sue considerazioni le rende pubbliche qui, dal minuto 3.30.

fico2-2Premesso questo, il resto pare quasi niente: la solita fiera dei pretesti per la cementificazione. Che si debbano costruire due nuovi insediamenti per dare scuola materna e nido essenzialmente agli stessi che vi andranno a vivere e per collegarli in modo funzionale e gradevole al già esistente Pilastro è qualcosa che scivola via come acqua. Nonostante la Gabellini parli di “riconnetterli” al Pilastro – come se si potesse ri-connettere qualcosa che oggi non è collegato semplicemente perché non esiste, visto che ora ci sono due campi, uno incolto e uno coltivato. Ma il vero regalo promesso dalla Gabellini è una caserma dei carabinieri al Pilastro. Credo che neppure nelle più ardite versioni del Monopoli si possa scambiare una caserma dei carabinieri di periferia – per quanto in una periferia socialmente difficile – con due interi insediamenti; ovvero un solo edificio di modeste dimensioni con due aree per un totale di 120 mila mq edificabili. Forse sarebbe stato più sensato per il Comune chiedere qualche pattuglia in più, o trovare per i militari un edificio nel CAAB (come chiedeva il loro comandante anni fa): il CAAB ha talmente tanto spazio da essersi inventato il FICO per riempirlo. Ma evidentemente quello della caserma è solo il pretesto numero uno, quello che per andare sul sicuro evoca, appunto, la “sicurezza”. Come se l’avere un alloggio popolare a prezzo decente non fosse una forma, forse la più efficace, di “sicurezza”.

Dicevamo due interi insediamenti in cambio di un edificio. Perché due? Perché oltre ad Aree Annesse Sud c’è l’area, confinante e naturalmente da “riconnettere” chiamata Pioppe, oggi un campo di grano, tuttora di proprietà di CAAB e del Comune di Bologna. Insomma l’amministrazione non solo favorisce la cementificazione gentrificante ma addirittura la implementa come attore economico in proprio.

E il legame con il Fico di queste speculazioni immobiliari, ovvero il punto da cui era partita questa riflessione?

Beh, se qualcuno aveva ancora dei dubbi è lo stesso presidente di CAAB Andrea Segrè a confermarlo (min. 48,21 dell’audio integrale, l’ultimo in fondo alla pagina): “è del tutto evidente che se sorgerà il Parco Agroalimentare l’interesse, diremo così, per quell’area, aumenterà, ma non è che il FICO ha innestato un meccanismo ex novo”; e poi (51,10): “adesso proprio imputare all’idea, al progetto del parco, questo processo mi pare un po’ azzardato… sono due cose che possiamo, diciamo, collegare, ma che di fatto hanno un percorso indipendente. Poi una chiaramente valorizza tutto il resto, questo è del tutto evidente… ma io la domanda che faccio, perché qualche domanda la devo fare anch’io, è: qual è l’alternativa? Cosa avremmo fatto? Lasciavamo tutto lì incolto? Che è anche bello,voglio dire, naturalmente, dal punto di vista… però…

Qui il giornalista di Radio Città Del Capo lo interrompe per ricordare che un campo, quello delle Pioppe, è coltivato a grano. La risposta suona: “Certo, ma vogliamo fare quel tipo di agricoltura?

No no, figuriamoci! Meglio due insediamenti residenziali, un po’ di commerciale e un patetico parco tematico visitato, nelle intenzioni, da 6 milioni di persone all’anno. Che ci arriveranno, nelle proiezioni dell’amministrazione, per il 70% con il mezzo privato. Cosa tocca fare alla nostra illuminata classe dirigente per sconfiggere gli incolti e l’agricoltura tradizionale coi suoi malefici pesticidi!

 

Share