Dall’Huffington Post del 4 dicembre scorso si apprende che il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha dato mandato al ministero dello Sviluppo Economico e al ministero dell’Ambiente di rivedere la legge denominata “Sblocca Italia” e la legge di conversione del cosiddetto “Decreto Sviluppo” al fine di evitare il referendum abrogativo, quindi la decisione del Popolo, sui 6 quesiti referendari che hanno già superato il primo controllo, da parte della Corte di Cassazione, e sono in attesa del giudizio di ammissibilità, da parte della Corte Costituzionale, entro il 10 febbraio prossimo.

Supponiamo che sia positivo anche il giudizio della Consulta, cosa accadrà? È proprio questa la domanda che assilla il Presidente Matteo Renzi preoccupandosi, probabilmente, più delle compagnie petrolifere che delle sorti di tanti territori tuttora martoriati dalle estrazioni.

È bene ricordare che un referendum abrogativo, già programmato, può essere annullato se prima della data della consultazione referendaria il Parlamento modifica la legge sottoposta a referendum e se la Corte di Cassazione decide che le richieste dei promotori, in questo caso dei 10 Consigli regionali, sono da ritenersi soddisfatte. Il giudizio della Corte di Cassazione è indubbiamente di rilevante importanza perché consente di evitare che una banale modifica delle leggi possa evitare il referendum. Inoltre, in tanti si ricorderanno quanto sia stato importante l’intervento della Corte Costituzionale nel prevedere che una nuova legge, con la quale cercare di evitare un referendum, deve soddisfare le richieste dei promotori dei quesiti referendari. In caso contrario la legge modificata deve ritenersi automaticamente sottoposta a referendum.

Il “giochetto” di annullare il referendum, tramite modifica della legge e delle leggi interessate dai quesiti referendari, riguardò il quesito sul nucleare all’epoca del governo Berlusconi nel lontano 2011 ed oggi si ripropone, in chiave renziana, in materia di trivelle.

Nel 2011, con riferimento ai tentativi di annullamento del referendum sul nucleare, fu l’ex segretario del Pd Bersani ad esultare dichiarando che “il governo scappa dalle sue stesse decisioni”. (cfr. http://www.repubblica.it/ambiente/2011/04/19/news/nucleare_governo-15134078/). Sarebbe interessante chiedersi, dopo 4 anni, se merita lo stesso giudizio anche l’attuale governo e quindi l’attuale Presidente del Consiglio dei Ministri rispetto alle sue scellerate decisioni di deregolamentazione attuate con lo “Sblocca Italia” sia in materia di attività estrattiva sia in materia di incenerimento della “monnezza”, tema, quest’ultimo, che sarebbe stato auspicabile inserire tra i quesiti referendari (cfr. http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/09/06/nuovi-inceneritori-ambientalisti-in-pressing-sulle-regioni-boicottate-il-decreto-sblocca-italia/2012282/).

Chi seguì la vicenda del referendum sul nucleare si ricorderà bene che fu decisivo far notare che la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 68 del 16.05.1978, decise che i referendum non possono decadere in caso di abrogazione parziale della legge o in caso di abrogazione temporanea come il Governo Berlusconi cercò di fare per sottrarsi al pesante giudizio del Popolo italiano.

Se questa è la situazione, ci sarebbe da chiedersi: cosa teme l’attuale Presidente del Consiglio Renzi quando guarda con grande interesse il ricorso al referendum tanto da scomodare i suoi Ministeri all’indomani della decisione della Corte di Cassazione per valutare in che modo potrebbe essere modificata le legge “Sblocca Italia” e la legge di conversione del cosiddetto “decreto Sviluppo” al fine di far decadere il referendum? Perché teme, evidentemente, il giudizio del popolo? Perché non si esalta più nel difendere il suo “Sblocca Italia” offendendo, nei fatti, la Regione Basilicata nella misura in cui affermò: “Quando io penso che siamo in una crisi energetica che voi tutti conoscete, e abbiamo un sacco di petrolio in Basilicata o in Sicilia che non tiriamo su per problemi dei comitati di turno, io dico eh bè, vorrà dire che perderò qualche voto ma la norma per sbloccare e per tirar su il petrolio in Basilicata e in Sicilia, creando posti di lavoro in Basilicata e in Sicilia e consentendo a questo paese di vincere la sfida energetica, io la norma la faccio, anzi l’ho già fatta. Vada come deve andare”(cfr. https://youtu.be/Zx6b5BU3FkM) .

Ci sarebbe da chiedersi se il tentativo di modificare una legge, tanto voluta e tanto difesa dal Presidente Renzi con la soddisfazione delle compagnie petrolifere, non debba essere considerato sufficiente per riconoscere il fallimento dell’attuale governo. Un fallimento caratterizzato dall’assurda politica di scontro nei riguardi di tante Regioni tramite una escalation di affronti a partire dal decreto “Sblocca Italia” fino alla legge “Sblocca Italia” per proseguire con la modifica peggiorativa all’art. 38, tramite la legge di Stabilità 2015, e quindi giungere al Disciplinare e alla Circolare attuativa dell’art. 38?

Quante possibilità ci sono di non trovarsi di fronte a quello che, come Associazione, abbiamo già definito camaleontismo politico piuttosto che ravvedimento operoso (http://www.olambientalista.it/?p=40313)?

A quanti sostengono il referendum senza alcuna critica alla questione petrolifera lucana, ma pensando unicamente a recuperare lo “scippo” del governo nazionale ai danni delle Regioni, invitiamo ad avere un atteggiamento più critico nei riguardi di quella che loro chiamano “risorsa” petrolifera, soprattutto oggi che la Direzione distrettuale antimafia di Potenza cerca di fare luce sul presunto smaltimento illecito di rifiuti petroliferi dal Centro Olio (COVA) di Viggiano verso Tecnoparco ValBasento S.p.A. a Pisitcci Scalo e sul presunto disastro ambientale con valutazione dell’estensione del livello di contaminazione ambientale delle matrici suolo ed aria in Basilicata.

È proprio vero che sbagliare è umano, ma perseverare nell’errore continuando ad offendere tante Comunità che convivono con l’orrore del petrolio è diabolico ancor più se si pensa di utilizzare il referendum come un “paravento” e quindi come un utile strumento non nell’ottica di assicurare una migliore difesa del territorio, ma solamente nell’ottica di recuperare quella estromissione dalla remunerativa partita petrolifera (cfr. http://www.intercomunalelucania.it/2015/12/caso-petrolio-in-basilicata-dagli-indagati-all-esplosione-nel-cova-di-viggiano-l-unico-giornale-nazionale-che-si-occupa-della-questi).

Donato Cancellara
Associazione Intercomunale Lucania
Associazione VAS per il Vulture Alto Bradano
Coordinamento locale SiP per il Vulture Alto Bradano

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