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Circa 500 persone hanno preso parte al convegno organizzato a Cherasco dal Collegio dei Geometri della Provincia di Cuneo sul DdL 2039 relativo al contenimento del consumo di suolo agricolo che il Parlamento potrebbe presto discutere.

Per la quasi totalità dei presenti si trattava di oppositori al DdL stesso, tra i quali si annoverano gli ordini professionali della Provincia di Cuneo (architetti, ingegneri e geometri), il Presidente di Confindustria Cuneo Franco Biraghi, gli esperti di urbanistica Piero Golinelli e Livio Dezzani, l’assessore regionale all’urbanistica Alberto Valmaggia e il Ministro agli affari regionali Enrico Costa, oltreché l’On. Massimo Fiorio (relatore per la Commissione agricoltura), nei balbettanti panni di difensore di una norma di cui è stato anche tra i principali artefici del suo progressivo “ammorbidimento”.

L’aria che tira è molto brutta. Vediamo il perché.

Il DdL che si andrà a discutere non è ancora lo strumento che il mondo ambientalista rivendica da una vita: non si parla infatti di arresto progressivo del consumo di suolo, solo di un suo contenimento con varie “scappatoie”.

L’iter di questa norma ha già quasi quattro anni alle spalle: fu proposta – a sorpresa – nel 2012 da Mario Catania, allora Ministro alle Politiche Agricole e Forestali del governo Monti incassando l’approvazione “spirituale” del Forum nazionale Salviamo il Paesaggio e una serie di sue attente e necessarie proposte migliorative. L’anno successivo venne riproposta da Nunzia De Girolamo, successore di Catania alla guida del ministero, con qualche attenuazione che la rese meno cogente, per poi finire “congelata” per parecchi mesi nel “ping pong” tra Commissioni parlamentari successivo alla presentazione di decine di proposte di legge formulate praticamente da tutte le forze politiche e della società civile. Lo scorso anno gli onorevoli Braga e Fiorio hanno abbozzato un testo unificato che tiene conto di tutte le suggestioni pervenute: secondo il Forum Salviamo il Paesaggio oggi quel testo non agevolerà il passaggio ad una regolamentazione seria del consumo di suolo e, dunque, non sarà di grande utilità per il nostro Paese.

Ma non è a ciò che i partecipanti di Cherasco si sono opposti, bensì al rischio che tale legge possa mandare definitivamente in crisi il settore edilizio, creando disoccupazione e spingendo le aziende a delocalizzare le proprie attività.

A sostegno di questa tesi non sono stati indicati dei numeri – perché se guardassimo ai numeri noteremo come il consumo di suolo valga il 55% dell’intero territorio nazionale; il 60% di questo riguarda terreni agricoli (dati Ispra) – ma affermazioni del tipo “il testo del disegno di legge è molto preoccupante e andrà a distruggere le pianificazioni urbanistiche esistenti” oppure “la definizione di superficie agricola non deve ricomprendere le aree che sono individuate dai PRG vigenti come edificabili” oppure ancora “si è permesso di consumare tutto il suolo che si voleva, adesso che non ve ne è più, si vuole fare una legge” e infine “questa legge passerà alla storia, come quella che ha distrutto l’economia italiana“.

Non contenti, gli ordini professionali (e precisamente il Collegio dei Geometri e Geometri Laureati della Provincia di Cuneo, unitamente al Collegio dei Geometri e Geometri Laureati di Mondovì, all’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Cuneo ed all’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Cuneo) hanno consegnato un documento all’attenzione dell’On. Fiorio nel quale descrivono come “devastante per l’economia locale” l’eventuale approvazione di questa legge perché a causa di “norme di questo tipo [i piccoli e medi comuni] risicherebbero (sic!) di andare in default o collasso totale, con conseguente definitivo spopolamento […] in quanto impossibilitate a realizzare eventuali ampliamenti necessari per restare competitive nei mercati”. Inoltre un altro problema rilevante sarebbero i “mancati introiti che si verranno a creare IMU, Contributi di Costrizione (Oneri di urbanizzazione + Costo di costruzione), ecc.”.

Insomma, secondo questi soggetti costruire – ergo cementificare terreni agricoli – significherebbe impedire lo spopolamento e fare in modo che i Comuni continuino ad avere a disposizione liquidità in cassa.

A sostenere la stessa linea di pensiero è intervenuto pure l’assessore regionale Valmaggia che ha dichiarato che oggi il compito della Regione Piemonte non è quello di fare una legge regionale sul contenimento del consumo del suolo (alla faccia di quanto aveva dichiarato ad Asti nel giugno 2015 l’Assessore all’agricoltura Ferrero e ribadito ancora recentemente in ogni incontro con la stampa), ma piuttosto quello di realizzare quanto indicato nella mozione “votata all’unanimità” – in realtà la mozione della Regione Piemonte datata 17/11/2015 contrariamente a quanto dichiarato, non è stata votata all’unanimità, ma a maggioranza, come documentato dall’ordine del giorno in pari data del M5S – nella quale mozione si sostiene “la necessità di un’articolata integrazione della disciplina del contenimento del consumo di suolo con la disciplina delle vigenti norme urbanistiche” e si richiede di fare salve tutte le aree edificabili previste dai vigenti PRG.

Sebbene i dati raccolti dal censimento del cemento del Forum Salviamo il Paesaggio indichino come esagerate le previsioni dei piani regolatori, secondo gli oppositori del DdL, questi non devono essere toccati.

Già a giugno dell’anno scorso Confindustria Cuneo aveva fatto conoscere la sua posizione sul DdL in questione:una soluzione percorribile per le aziende (alle quali verrebbe proibito di ampliare e costruire su terreni agricoli, nda) potrebbe essere quella di impermeabilizzare il terreno edificabile non ancora costruito per evitare che diventi agricolo. […] Discorso a parte merita l’edilizia, che se questa legge entrasse in vigore vedrebbe alquanto limitata la sua libertà d’iniziativa: in nome del riuso del suolo edificato, infatti, invece di poter edificare su nuovi terreni le imprese edili dovrebbero prevalentemente ristrutturare zone già edificate, con aggravio di costi e rischio reale di minor appetibilità degli edifici”.

Insomma, Confindustria consiglia vivamente la “cementificazione preventiva” dei suoli agricoli e, senza riportare nessun dato e alcuno studio, afferma che costruire in zone già edificate è più caro e fa perdere di “appetibilità” (cosa intenderà?) gli edifici.

Questo succedeva a giugno. Al convegno cheraschese Franco Biraghi aggiusta il tiro precisando: “Non siamo contrari alla difesa del suolo, al contrario crediamo che il suolo debba essere risparmiato”. Per farlo bisogna permettere di cementificare il suolo agricolo e impedire che vengano ritoccati i piani regolatori.

La dura presa di posizione di industriali e ordini professionali pare avere una volontà specifica: convincere gli ignari cittadini che la nuova norma distruggerà il “sistema” economico. Il messaggio gode di un tam tam mediatico di assoluto risalto: riusciremo a far capire che una buona norma che si ponga l’obiettivo di arrestare (e non semplicemente di “contenere” …) il consumo di suolo è lo strumento fondamentale per rilanciare l’economia e l’occupazione?

Oltre 6 milioni di abitazioni vuote, sfitte non utilizzate in tutto il Paese e milioni di capannoni abbandonati o in progressivo abbandono rappresentano un “giacimento d’oro” per un comparto produttivo in crisi. Ogni struttura esistente ha la necessità di una revisione profonda dal punto di vista dell’efficienza energetica.

Il più grande sindacato italiano, la Fillea-Cgil, da anni dice “il futuro è nella crescita zero urbanistica: non si deve costruire più nulla di nuovo, l’Eldorado prossimo venturo è nel recupero e riuso”. Forse è bene ricordarlo a tutti e far sì che la realtà della situazione venga a galla nella sua piena evidenza.

Maurizio Bongioanni

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