Un Libro per tornare alla realtà e costruirne una diversa.

L’alternativa neo-contadina: una dimensione complessiva di vita, una concezione di cosa sia il lavoro diversa da quella convenzionale, un’economia di decrescita che è anche una possibilità praticabile oggi come risposta “dal basso” alla crisi economica. Tale risposta è altrettanto una dissociazione sia dal modello economico-culturale dominante che dai movimenti che gli si contrappongono in chiave antagonista: la via proposta dall’autore, Sergio Cabras, – e che muove dall’esperienza vissuta – è quella della costruzione di un’alternativa integrale a partire non solo dalla terra ma, più ampiamente, dalla Natura. Ciò implica un cambiamento profondo nella visione del mondo: ripercorrendo il filo delle riflessioni che hanno accompagnato l’autore in questa scelta di vita giungiamo infatti ad una messa in discussione radicale degli stessi presupposti filosofici della Modernità Occidentale e della convinzione diffusa per cui “non ci sono alternative” al suo modello.

La via neo-contadina può essere invece quella di un’evoluzione autenticamente umana a partire da ogni individuo con la sua facoltà di scegliere; attraverso un recupero dell’empirico; dell’esperienza diretta; attraverso il superamento della centralità (e dei limiti) del Logos – tratto distintivo dell’Occidente – attingendo anche a tradizioni che hanno un’origine ed una storia diverse dalla nostra e possono indicarci strade altre, divergenti da quelle che ci hanno portato al preoccupante punto di crisi complessiva in cui siamo oggi.

Sul finire del sogno rivoluzionario del movimento degli anni ’70, l’autore, ancora molto giovane, si trasferisce da Roma a vivere in campagna in Umbria, partecipando per anni ad una realtà di occupazione e recupero di terreni e casolari rurali abbandonati. Dal 1990 conduce una vita neo-contadina nella sua piccola azienda agricola biologica, integrando il reddito anche con altre attività.

Dopo l’inizio autobiografico l’autore mette a fuoco l’idea di neo-contadino che intende proporre, distinguendone la figura sia da quella del contadino tradizionale che dell’imprenditore agricolo agro-industriale. Quella neo-contadina è descritta come una dimensione complessiva di vita, che implica una concezione di cosa sia il lavoro diversa da quella convenzionale e rappresenta una forma di economia mista e di decrescita che è anche una possibilità praticabile oggi da molte persone come risposta ‘dal basso‘ alla crisi economica. Un ampio capitolo è dedicato ad una argomentata confutazione dell’idea per cui una risposta di questo tipo sarebbe irrealistica, velleitaria e contraddittoria.

Quella neo-contadina è però soprattutto presentata come una alternativa integrale al modello di civiltà ed economico-culturale dominante; come una forma di “lotta” pacifica che si basa sul “boicottaggio“, nel senso della diserzione dal ruolo di consumatore-massa, e di cui viene tracciata una linea di continuità che la lega allo spirito degli anni ’70, mentre altrettanto la distingue nettamente dalle prospettive sia antagoniste che riformiste che a quel periodo sono seguite.

Approfondendo l’argomentazione si giunge ad una messa in discussione radicale dei presupposti stessi della Modernità Occidentale, nei concetti di Storia, Società, Progresso, Libertà….

L’autore critica l’origine ed il contenuto di tali concetti e soprattutto il ruolo che essi svolgono in quella che equipara ad una nuova forma di superstizione e rassegnazione fideistica nell’idea per cui “non ci sono alternative”. La critica si estende alle proposte attuali della tradizione marxista ed all’immagine popolarmente diffusa della Scienza e mostra come la cultura della Modernità Occidentale sia giunta ad un punto limite in cui non fa che “girare su sé stessa in un infinito disquisire che però non può permetterle di trovare soluzioni agli enormi problemi epocali che ha creato, se non mettendo in questione i propri presupposti di fondo. L’impossibilità di trovare fondamenti o punti fermi di alcun tipo, che è la cifra della postmodernità, diventa così l’alibi che giustifica la sostanziale inerzia con cui l’Occidente assiste all’avanzare dei processi distruttivi che ha prodotto. Ciò vale anche per molte delle sue componenti più avvertite e critiche e va a tutto vantaggio di chi trae profitto e potere da tali processi. Il relativismo ed il laicismo rafforzano questo alibi, mentre le religioni ‘istituzionali’ e le ideologie del XX secolo, come pure le nozioni di Destra e Sinistra, rappresentano filoni di pensiero ormai inadeguati ad offrire alternative credibili.

L’autore propone il superamento della centralità (e dei limiti) del Logos, del mondo creato dal linguaggio e della dicotomia filosofica essere o non-essere, che hanno da sempre caratterizzato l’Occidente; suggerisce un recupero dell’empirico, dell’esperienza diretta e della ricerca di un’autentica realizzazione/evoluzione umana, che riparta dagli individui senza essere individualista, ed indica una via intermedia tra le ragioni del post- e del pre-moderno che attinge all’essenza dell’insegnamento buddhista ed al “senso del sacro” che spontaneamente gli umani hanno sempre trovato nella Natura…. ma cercando anche di chiarire cosa, a suo avviso, per Natura si debba intendere.

Nell’appendice si completa il discorso tornando al piano dell’esperienza personale e descrivendo come il quadro tracciato nel corso del libro si applichi a quell’aspetto fondamentale della vita che è costituito dalle relazioni di coppia o, più ampiamente, di genere, tra uomini e donne.

L’Autore
Sergio Cabras nasce a Roma il 28/7/1963. Nel 1982 va a vivere in campagna in Umbria, unendosi alle occupazioni rurali del Monte Peglia dove numerosi giovani giungevano da tutta Italia per recuperare e ripopolare terreni e casolari demaniali abbandonati. Dal 1990 vive e lavora nella sua piccola azienda agricola biologica nella stessa zona. Ha anche lavorato per circa venti anni nel turismo responsabile verso diversi paesi dell’Asia come mediatore culturale. Ha una formazione etno-antropologica, filosofica e di storia delle religioni acquisita in parte attraverso studi universitari (poi non conclusi) ed in parte autonomamente. Pratica regolarmente la meditazione buddhista dal 1989. Nel 2014 ha pubblicato con l’editrice Eurilink, Terra e futuro. L’agricoltura contadina ci salverà, che è stato premiato al secondo posto nella sezione saggistica del premio Parole di terra 2015 ed è stato selezionato per la fase finale del Premio nazionale di divulgazione scientifica 2014 (AIdL e CNR). Per Terra e futuro l’autore ha tenuto circa 40 presentazioni in varie regioni italiane. Il sito internet di Sergio Cabras è: http://www.ecofondamentalista.it dove potrete trovare le indicazioni per l’acquisto.

L’alternativa neo-contadina
di Sergio Cabras
Editore: Youcanprint
Collana: Youcanprint Self-Publishing
Anno edizione: 2017
Pagine: 336 p., Brossura

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