di Dante Schiavon.

Ci sono luoghi che evocano ricordi, passato, che richiamano alla memoria “come eravamo e che per una sparuta minoranza di “sognatori ambientalisti” non sono da collocare nel baule delle cose inutili.
Anzi, nel cammino bislacco del “progresso isterico-consumistico“, agli occhi di questi “sognatori ambientalisti” tali luoghi acquistano un valore ultra-moderno, fino a diventare un possibile regalo per il destino della civiltà post-industriale.

Nella città di Treviso, assediata dalla “velocità” come mito della contemporaneità, “camminando lentamente” e con uno “sguardo vivo“, hai la possibilità di scoprire dietro una riva alberata un terminal ferroviario delle merci in stato di abbandono: lo Scalo Motta.
Ti chiedi: perché questo luogo è stato rimosso dalla nostra memoria, dalla nostra storia, dalla nostra cultura, dall’agire politico-amministrativo, proprio nel mentre emergono nuove emergenze ecologiche e climatiche?

La risposta è maledettamente semplice: la comunità civile e politica assediata dal mito della velocità non ha “pensato” a questi luoghi, alla loro “fantastica capacità rigenerativa” del modo di muovere le persone, le merci e del modo di vedere il paesaggio.
La Stazione Ferroviaria di Santi Quaranta, abbandonata e in disuso; il binario morto della linea ferroviaria Susegana-Montebelluna; altre vittime del “nuovismo consumistico” di suolo, di acqua, di aria.

Tutti, tutti, protesi verso il “nuovo” che è “l’archetipo del consumismo” in vigore oggi, in una società che sta morendo e non se ne rende conto.

A occuparsi per mesi di un “nuovo” mostro ecologico, prodotto dal “nuovismo consumistico” nella martoriata terra veneta, c’è Zaia e tutto il codazzo di giornalisti di palazzo, di politici di ogni colore politico, che inscenano un gioco delle parti che nasconde l’aridità (e per questi ultimi la loro inconsistenza elettorale) della loro accondiscendenza al genio malefico e formidabile del Governatore.

Nessun sussulto: il Titanic può proseguire la sua corsa. Nessun dubbio, nessuna incertezza, neanche se in un impeto moralizzante, tardivo e quasi ecologico, si fosse fatta timidamente avanti l’idea di creare un nuovo “terminal ferroviario per le merci” negli ettari occupati una volta all’anno dall’ Home Festival.

Niente da fare, bisogna consumare “nuovo” suolo, consumare, consumare.

Però, vuoi mettere: farsi Montecchio Maggiore-Spresiano a 130 km/h. …

Vince il mito imperante della velocità anche se gli occhi sono bendati.

Dante Schiavon, un angelo del suolo