di Luigi De Falco, Membro della Giunta Nazionale di Italia Nostra.

Il generico termine “rigenerazione” sta improntando qualsiasi recente iniziativa amministrativa e politica inerente la gestione del territorio, in particolare in materia di centri storici.

Ultimo gravissimo episodio riguarda la variante normativa al proprio piano regolatore che l’amministrazione del Comune di Firenze sta portando a buon fine. In poche righe si è introdotta la categoria della “ristrutturazione edilizia” tra gli interventi ammessi sul patrimonio edilizio esistente.
Sintetizzando, gli edifici storici presenti nel centro di Firenze, potranno non solo essere sventrati salvando le facciate ma pure demoliti e ricostruiti. Si tratta del peggiore affronto al centro storico della città, una norma che possiamo definire “criminogena”, esponendo l’edilizia storica a tutte le peggiori forme di speculazioni.

A subire questo scempio non è soltanto Firenze: infatti sono tantissimi i piani regolatori nei comuni d’Italia meno noti (e che quindi non fanno notizia) a contenere simili norme criminogene. E, quand’anche non dovessero contenerle, vi rimediano, come nel caso del Lazio, le norme sovraordinate dei “Piani casa”, oggi detti eufemisticamente di “rigenerazione urbana”: piani che scardinano le norme locali di salvaguardia dei tessuti storici delle città, introducendo la possibilità di demolire edilizia storica e sostituirla con nuove strutture con maggiori volumetrie.
È il caso “dei villini Liberty” a Roma, dove, attraverso una norma grimaldello, in queste ore sono in grave pericolo una ventina di edifici storici.

In questo scenario, per nulla rassicurante, arrivano importanti opere di “rigenerazione” anche di altri centri storici. A cominciare da Napoli, dove, già con i finanziamenti del Grande Progetto Centro Storico Unesco, si sta operando la sostituzione delle pavimentazioni stradali storiche, caratterizzate dai grossi basolati in pietra lavica del Vesuvio, con tipologie nuove e del tutto estranee di materiali, facendo scomparire, con il consenso della locale Soprintendenza, l’immagine storica di strade e piazze (piazza Mercato).

Ma importanti interventi riguarderanno pure il centro storico di Taranto (per il quale auspichiamo la concreta attuazione dell’esemplare piano di recupero inattuato da oltre 30 anni) e di Cosenza, dove l’amministrazione comunale ha decretato la demolizione di 16 edifici (10 dei quali non eseguita per l’indignazione dell’opinione pubblica).

La Nazione dalla più alta concentrazione di patrimonio storico al mondo, dei centri storici più belli (dalle grandi città ai piccoli borghi), merita un’attenzione specifica del nuovo Governo e del Parlamento tutto, anche attraverso uno straordinario intervento normativo a salvaguardia, che Italia Nostra si impegnerà sin d’ora a suggerire agli organi parlamentari.

 

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