di Sonia R Marino, President of Integronomia – ergonomics and sustainability. Architect, European Ergonomist (Eur.Erg.).

Il 27 agosto del 1996 si spegneva Antonio Cederna, era un archeologo ma fu il più indomito degli ambientalisti e urbanisti italiani.

Si guadagnò in vita lo scherzoso soprannome di “appiomane” per la sua tenace battaglia per la tutela e valorizzazione dell’Appia Antica, la Regina Viarum; una battaglia durata 40 anni e condotta attraverso una incessante attività giornalistica, con oltre 140 articoli.

Egli affermava, e giustamente, che “fra la tomba di Cecilia Metella e le Frattocchie, non è una serie di monumenti ma è tutto un monumento” e che “deve far parte di un più vasto disegno urbanistico”. Un unicum, una bellezza creata dalla fusione della natura e delle maestose opere generate dall’essere umano; e nel 1953 sulle colonne de Il Mondo descrisse magnificamente questa singolarità: “… per un chilometro e più da una parte e dall’altra la via Appia era un monumento unico da salvare religiosamente intatto, per la sua storia e per le sue leggende, per le sue rovine e per i suoi alberi, per la campagna e per il paesaggio, per la solitudine, il silenzio, per la sua luce, le sue albe e i suoi tramonti…”.

Non solo le aree di rilevanza archeologico, la città nel suo insieme era oggetto del suo studio. Dedicò molta parte della sua attività alle brutte e invisibili periferie delle città italiane.

Per Roma, la sua critica muoveva dallo scempio iniziato nel periodo fascista che attraverso un “rito barbaro e negromantico nell’illusione di far risorgere materialmente Roma antica” portò alla distruzione di interi quartieri antichi, e delle pregevolissime opere storico-architettoniche che li caratterizzavano, e alla deportazione della popolazione nelle borgate periferiche prive di ogni servizio e in condizioni igieniche deplorevoli. A questi si aggiunsero poi i quartieri costruiti nel dopoguerra, che come Cederna denunciava: “in 15 anni abbiamo costruito immensi quartieri periferici che sono stati definiti omicidi. Sono quartieri che smentiscono le norme elementari dell’urbanistica moderna. Sono quartieri senza spazi, sono quartieri senza centri commerciali, senza zone pedonali, e soprattutto quartieri senza verde, senza giardini, senza parchi pubblici, senza terreni sportivi per i giovani. Il risultato di tutto ciò è spaventoso” (da “Distruttori del Futuro”, del 1969).

Perse molte delle sue battaglie, come accadde a tutti coloro che provarono ad arginare il fenomeno speculativo edilizio.

Riuscì, però, a bloccare gli interventi di sventramento del centro storico di Roma che politici e speculatori volevano continuare nel dopoguerra; e salvò, almeno in parte, la Regina Viarum dall’insensato assalto della cementificazione “di lusso”.

Il suo immane lavoro è conservato, e visionabile, all’Archivio Cederna, che ha sede nel sito archeologico di Capo di Bove, Via Appia Antica al numero civico 222, a Roma. L’Archivio è aperto tutti i giorni della settimana dalle 09.00 alle 17.00; nel periodo dell’ora legale dalle 09.00 alle 18.30. L’ingresso è gratuito.

Tratto da: https://www.linkedin.com/pulse/quando-una-vocale-fa-la-differenza-sonia-r-marino/

 

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