Cresce la preoccupazione tra le 60 aziende agricole che si ipotizza verranno interessate dal tracciato dell’autostrada Bergamo-Treviglio. Coldiretti Bergamo si fa interprete di questa apprensione e ribadisce la propria contrarietà al progetto.

«Questo nuovo collegamento – sottolinea Alberto Brivio, presidente di Coldiretti Bergamo – anche se verrà realizzato in trincea e sarà meno devastante dal punto di vista visivo, stravolgerà comunque un’altra porzione della campagna bergamasca e oltre a danneggiare il settore agricolo rovinerà anche gli assetti ambientali di un’area dove vivono migliaia di persone».

Secondo Coldiretti Bergamo i costi dell’opera, non solo economici, rischiano di essere di gran lunga superiori ai benefici per questo chiede ai decisori di tenere un approccio che non sia frutto della fretta e della superficialità, ma anche della valutazione senza pregiudizio di ogni possibile alternativa in modo che la scelta scaturisca da un’accurata analisi e non da sole parziali valutazioni.

«Siamo consapevoli della necessità di favorire collegamenti più veloci tra la pianura e il capoluogo e di risolvere gravosi problemi di traffico – afferma Brivio – ma siamo altresì convinti che questa importante scelta debba essere effettuata con estrema attenzione al fine di evitare errori irreparabili come l’ennesimo sacrificio di centinaia di ettari di fertile campagna».

Coldiretti Bergamo quindi rilancia la necessità di valutare possibili alternative all’autostrada, soluzioni meno impattanti per il territorio e con ricadute meno pesanti per tutto il sistema come la tangenziale est di Verdello e la tangenziale ovest di Comun Nuovo e una reale implementazione dei collegamenti ferroviari per persone e merci tra Bergamo e la pianura e con Milano.

«Senza contare – prosegue Brivio – che è già in corso un dibattito su come e dove realizzare altre infrastrutture come ad esempio lo scalo merci, ma che al riguardo non è ancora stata presa nessuna decisione (Cortenuova?). Pertanto costruire ora l’autostrada Bergamo-Treviglio senza fare una seria programmazione di quello che sarà lo sviluppo del territorio appare insensato e darebbe l’idea di seguire non una pianificazione ragionata ma un modo di procedere a “tentoni”. Questo significherebbe creare i presupposti per la futura costruzione di altre strade e quindi per altra cementificazione e altro consumo di suolo».

Coldiretti Bergamo ricorda che un territorio meno ricco di ecosistemi e più fragile per il consumo di suolo non solo peggiora la qualità della vita per la popolazione in termini di salubrità ma peggiora anche gli effetti dei cambiamenti climatici con le precipitazioni sempre più intense e frequenti con vere e proprie bombe d’acqua che il terreno non riesce più ad assorbire. «Se non si tutela la terra fertile disponibile con scelte di pianificazione lungimiranti significa che non si riconosce la rilevanza dell’attività agricola – conclude Brivio -; ricordo che terra coltivata vuol dire produzione agricola di qualità, sicurezza alimentare e ambientale per i cittadini».

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