Riceviamo la segnalazione di un ennesimo caso di ingiustificato abbattimento “di massa” di alberi, di cui sarà interessante seguire gli sviluppi.
Siamo in via della Costituzione, nella frazione Stagno di Collesalvetti (Livorno), dove il 19 luglio il Comune informa la popolazione dell’abbattimento di un doppio filare di ben 55 pini previsto all’interno di un progetto di riqualificazione degli spazi verdi urbani. La motivazione addotta dall’amministrazione è che a seguito di una valutazione tecnica sulla stabilità dei pini erano emerse alcune criticità che indicavano la possibile compromissione della loro stabilità e così causare crolli o cedimenti degli esemplari con evidente pericolo per i cittadini.
Cittadini che restano, però, stupiti da una così drastica decisione e decidono di organizzare una civile reazione, creando il Comitato per la tutela del verde pubblico e fauna di Stagno, allo scopo di ostacolare un’operazione apparsa avventata e rivelatasi, alla luce dei fatti, gestita con approssimazione e priva delle dovute procedure.

La battaglia del comitato (sostenuta anche dalla Sinistra di Collesalvetti) subisce purtroppo un epilogo negativo per i cittadini, che hanno dovuto assistere al taglio quasi completo degli alberi (solo tre esemplari sono stati risparmiati, grazie al fatto che si trovano su una proprietà privata). Cittadini che restano convinti che se fosse stata confermata dall’inizio l’effettiva pericolosità delle piante – attraverso una specifica perizia – nulla si sarebbe potuto obiettare circa il taglio per motivi di sicurezza pubblica, anche se il “buon senso” avrebbe in ogni caso suggerito di far sì che la popolazione fosse preventivamente e sufficientemente informata sul tipo di operazione che si intendeva effettuare, per valutare il tipo di intervento più adeguato. Anche la riqualificazione di aree pubbliche deve prevedere momenti di discussione partecipata che coinvolga i cittadini nelle scelte progettuali e gestionali, visto che tali aree rappresentano un bene di interesse collettivo. La legge 104/2013 in materia di verde pubblico specifica il ruolo fondamentale degli spazi verdi non solo dal punto di vista ambientale ma anche dal punto di vista socio culturale.

Dall’assemblea pubblica del 25 luglio, che ha costretto il Comune ad interrompere i lavori di abbattimento, era apparsa evidente la mancanza di una certificazione. Secondo le conclusioni della perizia datata 19 agosto, venti delle ventisette piante ancora da abbattere – pur offrendo modesti servizi ecosistemici in termini di miglioramento di qualità di aria, condizioni climatiche e miglioramenti del paesaggio, ma rappresentando pur sempre un elemento di ricchezza ambientale e naturalistica e di qualità della vita psicofisica delle persone – potevano restare al loro posto, in quanto i rischi di propensione al cedimento non erano estremi.

Quanti degli alberi già abbattuti erano veramente pericolosi?

Nella gestione del patrimonio arboreo le decisioni relative alle misure da adottarsi devono soddisfare le ragionevoli aspettative sia in termini di sicurezza che di mantenimento e potenziamento dei benefici e proprio un concetto di ragionevolezza avrebbe dovuto guidare il processo decisionale, tenendo conto di tutti gli elementi in gioco: pubblica incolumità, godimento dei benefici, funzionalità delle alberature rispetto ad interessi della popolazione che però non si è voluto ascoltare.

Il Comune ha gestito l’operazione con estrema superficialità e scarsa sensibilità su un bene collettivo senza il coinvolgimento attivo della cittadinanza, elemento che contribuisce invece ad avvicinare il cittadino ai temi ambientali e al decoro urbano, aumentando il senso di appartenenza. In mancanza di una perizia che certificasse la reale propensione al cedimento, il Sindaco è stato costretto ad interrompere i lavori motivandone la scelta come presa d’atto della reazione e delle richieste dei cittadini sensibili alla situazione ambientale di Stagno, a suo dire critica per la presenza della raffineria Eni e altri impianti.
Speriamo che le stesse considerazioni siano fatte valere con forza anche per altre questioni sulle quali il comune di Collesalvetti dovrà decidere a breve…

Viene spontaneo domandarsi, viste le conclusioni della perizia fatta tardivamente, se fosse realmente necessario procedere al taglio indistinto di tutte le piante e se non fosse stato più corretto prima coinvolgere la popolazione in nome di quella trasparenza, di quella partecipazione più volte richiamata, e dello slogan più volte sentito in campagna elettorale che “il cambiamento si fa con le persone“. In assenza di situazioni pregiudizievoli alla sicurezza dei cittadini si poteva intervenire su alberi ancora vivi e la cui manutenzione da parte del Comune è venuta a mancare nell’arco di tutti questi anni. Non si dovrebbe gestire il patrimonio pubblico con azioni emergenziali e improvvisate, bensì attivare analisi, piani e regolamenti con approcci sostenibili e partecipati.
Per come è stato gestita l’operazione, era doveroso che al comitato fosse concesso di fare le proprie controdeduzioni permettendo lo svolgimento delle prove di trazione come richiesto.

Su ogni spazio pubblico il Comune agirà nello stesso modo?
Bisogna realmente chiedersi cosa intenda l’amministrazione per partecipazione dei cittadini e soprattutto quale sia la sensibilità verso le tematiche ambientali che dovranno guidarla in scelte importanti da fare nel rispetto della salute dei cittadini. Ci auguriamo, alla luce di quanto accaduto, che anche il cittadino sviluppi sempre più quel senso di appartenenza che lo renda partecipe attivo nei processi decisionali e di cui un’amministrazione consapevole non può farne a meno.

Il comitato in questi giorni, visto che il Comune ha continuato l’opera di abbattimento, ha formalizzato un ricorso per danno erariale e ornamentale; un epilogo che parrebbe essere scontato per come è stata condotta l’intera operazione…

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