La Convenzione sulle Zone Umide (Ramsar, Iran, 1971), denominata “Convenzione di Ramsar“, è un trattato intergovernativo che fornisce il quadro per l’azione nazionale e la cooperazione internazionale per la conservazione e l’uso razionale delle zone umide e delle loro risorse. La Convenzione è l’unico trattato internazionale sull’ambiente che si occupa di questo particolare ecosistema, e i paesi membri della Convenzione coprono tutte le regioni geografiche del pianeta. La missione della Convenzione è “la conservazione e l’utilizzo razionale di tutte le zone umide attraverso azioni locali e nazionali e la cooperazione internazionale, quale contributo al conseguimento dello sviluppo sostenibile in tutto il mondo“.

Le zone umide sono tra gli ambienti più produttivi al mondo. Conservano la diversità biologica e forniscono l’acqua e la produttività primaria da cui innumerevoli specie di piante e animali dipendono per la loro sopravvivenza. Essi sostengono alte concentrazioni di specie di uccelli, mammiferi, rettili, anfibi, pesci e invertebrati. Le zone umide sono anche importanti depositi di materiale vegetale genetico.
La Convenzione usa un’ampia definizione dei tipi di zone umide coperte nella sua missione, compresi laghi e fiumi, paludi e acquitrini, prati umidi e torbiere, oasi, estuari, delta e fondali di marea, aree marine costiere, mangrovie e barriere coralline, e siti artificiali come peschiere, risaie, bacini idrici e saline. Al centro della filosofia di Ramsar è il concetto di “uso razionale” delle zone umide, definito come “mantenimento della loro funzione ecologica, raggiunto attraverso l’attuazione di approcci ecosistemici, nel contesto di uno sviluppo sostenibile“.Con il D.P.R 13/03/1976, n. 448 la Convenzione è diventata esecutiva in Italia.

Le aree umide sono ecosistemi fragili, dalla bassa resilienza. Ciò significa che se vanno in crisi, in seguito a perturbazioni naturali o indotte dall’uomo, necessitano di tempi lunghissimi per riprendersi e difficilmente recuperano completamente le caratteristiche perse. E’ stato calcolato che negli ultimi 50 anni si sono perse circa il 50% delle zone umide a livello planetario. Il 90% di questi ambienti sono scomparsi nell’ultimo secolo nella sola Europa. Secondo la Commissione Europea, fra il 1950 e il 1985 si sono registrate le perdite maggiori: in Francia (67%), Italia (66%), Grecia (63%), Germania (57%) e Olanda (55%). Con esse sono scomparse specie animali e vegetali peculiari, indissolubilmente legate a questi habitat. Inoltre nuove aree umide di una certa complessità ambientale non riescono più a formarsi in modo spontaneo. Tutto questo determina una necessità: salvaguardare le zone ancora esistenti, un compito reso più difficile da fattori come l’abbandono delle attività agricole tradizionali e l’azione dei cambiamenti climatici, che stanno alterando l’equilibrio ecologico creatosi nel corso di millenni. Un effetto su tutti: la sostituzione in questi territori della flora e fauna autoctona con specie invasive alloctone.

Importanti misure di protezione delle zone umide sono contenute in varie normative internazionali, nazionali e regionali. Tra le prime occorre almeno citare le direttive europee comunemente conosciute come “Direttiva uccelli” – che ha istituito le Zone di Protezione Speciale (ZPS) che comprendono numerose aree umide (in Sicilia ve ne sono circa 250) – e la “Direttiva Habitat” che si propone di conservare gli habitat naturali per proteggere la biodiversità e a tal fine ha creato la Rete Ecologica Europea denominata “Natura 2000”. Le zone umide sono inoltre tra gli ambienti tutelati dalla “Direttiva Quadro sulle Acque” del 2000 che impone ai Paesi membri dell’Unione Europea di prevenire il deterioramento qualitativo e quantitativo delle acque e migliorarne lo stato assicurandone anche un utilizzo sostenibile, basato sulla protezione a lungo termine delle risorse idriche disponibili.

Le aree umide, insieme alle barriere coralline e alle foreste tropicali, sono gli ecosistemi con la più elevata biodiversità al mondo. Si stima che a questi ambienti sia legato circa il 12% delle specie animali presenti nel nostro Pianeta e il 40% della biodiversità, considerando anche le specie vegetali. Questo vale in particolare per gli uccelli: a livello mondiale, su 9.895 specie esistenti, 878 (pari al 9%) sono strettamente legate alle zone umide. In Italia la percentuale di uccelli acquatici presenti in queste zone umide è ancora più alta: 192 specie (31%) su 621, la maggior parte delle quali migratrici.

La Convenzione di Ramsar è un atto firmato il 2 febbraio 1971 e ogni anno, in questa data, viene celebrato in tutto il mondo la Giornata Mondiale delle Zone Umide.

A Messina 3 appuntamenti: dalle ore 9:00 del 1 febbraio 2020 una passeggiata lungo il Lago di Ganzirri (partenza da Via Lago Grande zona Pinetina) con descrizione della Fauna e della Flora della Riserva a cura degli esperti degli Enti ed Associazioni partecipanti (CAI Messina, Proloco Capo Peloro ed Architrekking), a seguire dalle ore 12:00 a Capo Peloro a cura di Geologis – Droni e Monitoraggio Ambientale ed infine a Canale Margi domenica 2 febbraio 2020 dalle ore 9:00 Osservazioni di avifauna.

All’indirizzo: https://www.worldwetlandsday.org/events gli eventi del 2020. E’ un evento promosso dall’Associazione Centro Educazione Ambientale (CEA) Messina onlus, con il Patrocinio della Città Metropolitana di Messina, ARPA Sicilia, Comune di Messina, Corila e Lagunet e la partecipazione di Enti (UniMe – Chibiofaram e Geologis) ed Associazioni sensibili alla importanza delle Aree Umide del Territorio.