La Consulta di Quartiere 5b di Padova ha richiesto all’amministrazione comunale un incontro urgente per avere chiarimenti su un progetto di nuova lottizzazione nelle aree dell’IRA del Basso Isonzo. Un progetto che sta facendo discutere tutta la città perchè, a detta di molti, Padova non ha “fame” di nuove abitazioni; ne ha già migliaia di vuote, sfitte, inutilizzate sull’intera superficie comunale, che per oltre il 50% non è più terra naturale ma cemento e asfalto.

Ma in questo caso la situazione non è quella di una pura forma di speculazione da parte di un privato, quanto della scadenza di un diritto di edificazione che rischia di deprezzare il valore di un bene di proprietà di un Ente della collettività, che necessita di risorse finanziarie fresche per garantire la ristrutturazione di una residenza assistenziale per anziani non autosufficienti. Il problema è dunque nel piano urbanistico approvato e nella “quantità” di cubatura prevista per nuove edificazioni: enorme e sproporzionata a Padova come in ogni angolo d’Italia.

La Presidente della Consulta, Mila Masciadri, è molto chiara: «Alcuni residenti hanno segnalato il fatto che gli affittuari dei terreni dell’IRA nella zona del Basso Isonzo stanno raccogliendo il maggese e che questa sarà l’ultima volta che si prenderanno cura del terreno poiché, a partire dal mese di agosto, inizieranno i rilievi e il picchettaggio del terreno per l’avvio dei lavori di urbanizzazione ed edificazione dell’area. Sino agli anni Novanta le aree del Basso Isonzo erano vincolate dal PRG di Padova alla realizzazione di un grande parco urbano, per il quale venne anche redatto un progetto preliminare da parte degli architetti Roberto Gambino, Paolo Castelnovi e Federica Thomasset, tre tra i più prestigiosi paesaggisti italiani. Aree, quelle del Basso Isonzo, ancora in larga parte utilizzate a fini agricoli, incuneate tra i quartieri residenziali della prima periferia urbana, miracolosamente sopravvissute all’alluvione edilizia dei decenni precedenti. Di fatto il più importante polmone verde della città, strettamente connesso al fiume Bacchiglione, una delle infrastrutture verdi essenziali per la formazione di una effettiva rete ecologica a scala urbana e territoriale.

Purtroppo la Variante al PRG degli anni Duemila, introducendo i meccanismi della cosiddetta “perequazione urbanistica“, ne ha cancellato il disegno unitario ed ha previsto la possibilità per i proprietari delle aree di edificare consistenti cubature edilizie quale contropartita alla cessione di una quota parte dei terreni da destinare a fini pubblici (non necessariamente a verde pubblico).
Un primo accordo perequativo con un proprietario privato è già stato posto in essere e se ne possono constatare gli effetti… una nuova strada e un mini-villaggio recintato, di discutibile qualità urbana e con molte abitazioni invendute (pur essendo state pubblicizzate come “ville nel parco“).

Ma un impatto decisamente maggiore e più preoccupante potrebbe avere la nuova lottizzazione prevista sulle aree poste in vendita dagli Istituti Riuniti di Assistenza (AltaVista IRA – ex Istituto Riposo Anziani): un’ente, va ricordato, di diritto pubblico. Un’operazione speculativa che su di un’area di quasi 37.000 mq, proprio nel cuore di quello che potrebbe divenire il Parco delBasso Isonzo, consentirebbe l’edificazione di dieci palazzine (corrispondenti a circa un centinaio di alloggi) per complessivi 30.020 mc, richiedendo ovviamente anche nuove infrastrutture viarie, data la scarsa accessibilità dell’area.
In realtà AltaVita IRA, dopo aver ottenuta l’approvazione nel 2009 di un apposito Piano Urbanistico Attuativo (PUA) e dopo aver sottoscritto una apposita convenzione con il Comune, ha tentato più volte di vendere all’asta le aree, con un prezzo a base d’asta che dal 2010 ad oggi – essendo andate deserte le gare – è calato dagli 8,7 milioni iniziali ai 3,5 milioni del 2017.

Attualmente sembra sia intenzione dell’IRA procedere direttamente all’urbanizzazione dell’area per poi vendere i singoli lotti al miglior offerente. Non vi è dubbio che se il piano di lottizzazione fosse posto in esecuzione, ben poche speranze rimarrebbero per la realizzazione di un parco urbano degno di questo nome, di un parco che – così come sta scritto nel programma della nuova Giunta – dovrebbe costituire elemento strutturale della rete ecologica e di un organico sistema del verde a Padova. Di un parco che di fatto sta decollando soprattutto per le meritevoli iniziative della Cooperativa Terre del Fiume e della Cooperativa Terre Prossime finalizzate allo sviluppo dell’agricoltura biologica e alla valorizzazione delle valenze ecosistemiche dei suoli. Iniziative che andrebbero sostenute ed incentivate, definendo un master plan per la formazione del parco, eliminando con apposita Variante al Piano regolatore le attese della speculazione edilizia e ponendo per tutto il comparto del Basso Isonzo una drastica limitazione all’uso di fitofarmaci e pesticidi dannosi per la fauna (per gli insetti impollinatori in primo luogo) e la salute umana.

Secondo quanto comunicatoci dall’Assessore Lorenzoni le trattative con l’IRA per lo spostamento di almeno il 70% dei volumi in altre aree (Guizza, Camin, Terranegra), pur tra mille difficoltà burocratiche e di bilancio, sono ancora in corso. Per questa ragione riteniamo importante ed urgente rivolgere un accorato appello all’Amministrazione Comunale affinché trovi il modo di impedire una ulteriore cementificazione di terreni ancor oggi utilizzati a fini agricoli, concretizzando le proposte fatte all’IRA, stanziando se necessario appositi fondi di bilancio o predisponendo (magari anche in collaborazione con l’IRA) un progetto di ampio respiro per l’attuazione del Parco che possa in prospettiva attingere ai nuovi promessi finanziamenti europei finalizzati all’ecologia e alla salute dei cittadini (con particolare attenzione per la popolazione anziana, come rientra nei fini statutari dell’IRA…)».

Crediamo che queste considerazioni possano essere chiare anche per chi non conosce la storia pregressa di questa area (maggiori approfondimenti qui) ma ben comprende che ci troviamo di fronte a un dilemma e una scelta: meglio un parco agricolo urbano (addirittura il più esteso della Regione Veneto) oppure una colata di cemento e una ennesima villettopoli, questa volta per salvare i conti del bilancio esangue di un Ente a partecipazione pubblica?

Per noi, ovviamente, la scelta non può che essere a senso unico… E ci auguriamo che le reazioni di una consistente parte della cittadinanza padovana possa far indurre l’amministrazione ad un rapido dietrofront.