Non si vende il Paradiso

A cura dell’Associazione Poseidonia.

Il Comune di Porto Venere prosegue nella sua politica di vendita di beni della comunità. Un terreno qui, un fabbricato là, un rudere o un luogo degradato, un pezzo alla volta stiamo perdendo beni che non sono vecchiume inutile di cui disfarsi, ma frammenti di storia.

Ultimo in ordine di tempo un terreno di circa 10.000 mq sopra il Castello Doria, lungo il sentiero ex n. 1, che ha al suo interno una fabbricato diruto su due piani di circa 100 mq. La particolarità di questo sito, oltre la splendida vista sul promontorio di San Pietro, le isole e il mare aperto che da lì si gode, è data da un ciclopico muro a secco, di forma semicircolare, costruito per proteggere i secolari olivi retrostanti dai venti di libeccio e di maestrale creando quello che viene definito “giardino pantesco”. Negli anni le chiome degli alberi hanno fatto un tutt’uno con la sommità del muro e formano una sorta di cupola che protegge il terreno all’interno.

Un’altra amministrazione nel 1982 lo acquistò da privati, i proprietari delle cave di marmo portoro che utilizzavano il terreno e il fabbricato per la loro attività estrattiva, per farne patrimonio di tutti e salvare il sito dalla speculazione.

Il fabbricato e il terreno, compreso il “giardino pantesco”, sono ora messi all’asta e verranno battuti il 31 gennaio 2022.

Domenica 9 gennaio si è svolta in Piazza San Pietro una Manifestazione contro la politica delle vendite attuata dall’Amministrazione di Porto Venere. La manifestazione, molto partecipata, era indetta dal gruppo consiliare di opposizione con l’appoggio di molte associazioni e comitati del territorio tra cui l’Associazione Posidonia. Precedentemente era stata lanciata una petizione su change.org che in pochi giorni ha raggiunto e superato le 5.000 firme.
Abbiamo voluto manifestare la nostra totale contrarietà alla vendita di territorio che non appartiene solo alla comunità di Porto Venere ma, in quanto Sito Unesco, è Patrimonio mondiale dell’umanità. Riteniamo che vendere sia un impoverimento per la comunità, oggi e per le generazioni future. Non importa a quanto e a chi vengono venduti terreni e fabbricati, non lo citiamo nemmeno, quello cui ci opponiamo è il concetto stesso di fare di beni dei cittadini operazione di mercanteggiamento.

C’è un altro modo subdolo di privare i cittadini di loro beni, ed è il non esercitare il diritto di prelazione. Anche questo sta avvenendo a Porto Venere su parti importanti del territorio, terreni e fabbricati che potrebbero generare lavoro e quindi ricchezza per la comunità locale. Stiamo parlando dell’area della ex Cava Carlo Alberto sull’isola Palmaria per la quale è stato presentato un progetto di Stabilimento Balneare di cui abbiamo trattato nel post precedente e di un piccolo appezzamento sopra la casa del Capitano, con vista sulla grotta Arpaia. Le due Delibere con cui si rinuncia al diritto di prelazione su questi due beni sono del 22 dicembre 2021.

Altri beni compaiono nel piano delle alienazioni per i prossimi anni e tra questi, ne abbiamo già trattato e ne tratteremo ancora, i beni restituiti sull’isola Palmaria dalla Marina Militare e quelli, sull’isola e sulla terra ferma, trasferiti dal Demanio.

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