Dove mettiamo lo stabilimento del prosciutto? Ma certo, vista Castello di Torrechiara

Francesco Mezzatesta su Italia Libera riassume perfettamente e con ironia la paradossale situazione in cui versa il paesaggio attorno al castello di Torrechiara, nel rinomato comune di Langhirano. Sì, il “cuore” del prosciutto italiano, una delle specialità alimentari più apprezzate nel mondo: leggete qui.

E domenica 15 gennaio si terrà una manifestazione proprio per salvaguardare il suolo e il paesaggio di Torrechiara, indetta da Comitato di Pilastro Arola Calicella, Legambiente, WWF, ADA, Natour Biowatching, Pro-Natura e con le adesioni di Europa Verde e Possibile.
Con la manifestazione “Salviamo Torrechiara da un brutto film le associazioni contestano il nuovo progetto di prosciuttificio presentato dalla ditta Fratelli Galloni in località Arola.
Alle 11 si terrà una visita al borgo e al castello e alle 12 un flash mob per sensibilizzare la popolazione e i media sul progetto che il Comune di Langhirano ha scelto di non pubblicizzare.

Per le sue valenze storiche e culturali, il paesaggio di Torrechiara è patrimonio collettivo non solo del territorio di Parma, ma di tutto il nostro Paese. Luogo fortemente evocativo e di grande valenza identitaria, oggi rischia di essere compromesso dalla costruzione di uno stabilimento per la confezione del pre-affettato. Il progetto prevede la cementificazione di 5mila metri quadrati di suolo naturale con un notevole impatto. La superficie agricola sarebbe trasformata in industriale tramite il ricorso a una deroga normativa di dubbia validità.

Nella zona di Torrechiara non c’è alcun prosciuttificio, né stabilimenti industriali, perché dal 1976 l’area è stata posta sotto il vincolo di tutela paesaggistica. Inoltre il consumo di suolo indiscriminato è la prima causa della crisi climatica che sta portando al surriscaldamento globale e alla siccità.

Partecipiamo per chiedere alla ditta proponente, Fratelli Galloni spa, e al Comune di Langhirano, di spostare questo nuovo insediamento in un’area non agricola e invece dedicata al tessuto produttivo, favorendo la rigenerazione urbana e il corretto utilizzo dei fondi PNRR, con un riuso delle innumerevoli aree e fabbricati dismessi che costellano il territorio.

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