Sui cantieri della Valdastico Sud tra Vicenza, Padova e Rovigo si abbatte un fortunale mediatico-giudiziario, ma politica e società civile tacciono ed evitano anche di interrogarsi sulla effettiva necessità di un’opera impattante ormai quasi completata.
Che cosa si nasconde sotto quella stecca d’asfalto di 50 chilometri e passa tra Vicenza e il Rodigino? Come mai la procura antimafia di Venezia ha acceso il riflettori su quei cantieri? Quali sono, se ci sono, gli addentellati col caso Despar? Ma soprattutto quell’opera era davvero indispensabile o si tratterà dell’ennesimo intervento fatto a vantaggio di pochi che ferisce una campagna veneta ormai irriconoscibile?
Che il Veneto non abbia mai chiuso i conti con lo sviluppo ambiguo e forsennato dei suoi ultimi 35 anni è cosa nota. Ma lo scoppio dell’ennesimo scandalo a base di illeciti ambientali e infiltrazioni mafiose obbliga nuovamente i veneti a interrogarsi su che cosa sia diventata una regione conosciuta un tempo in tutto il mondo grazie a vedutisti come Giannantonio Canaletto, Bernardo Bellotto e Francesco Guardi.
«Cave, calcestruzzo, movimento terra in primis. E poi non va dimenticato il traffico dei materiali ferrosi…». Sembra un articolo di cronaca di ieri l’altro e invece è il maggio di un anno fa quando il periodico VicenzaPiù intervista un agente dei servizi segreti che parla delle attività illecite nel vicentino che sarebbero infiltrate in qualche modo dai clan.
Non passano che pochi mesi e il sito de L’Espresso il 4 gennaio lancia un servizio che fa calare il gelo sulla provincia berica: «Rifiuti delle fonderie sono stati sepolti sotto il cantiere della Valdastico, a sud di Vicenza. Che le aree di costruzione delle grandi opere stradali vengano sfruttate come depositi illegali di rifiuti è un sospetto che circola da anni. Le corsie sono tombe di asfalto che nessuno scoperchia. Ma arriva la denuncia: quelle scorie sono tossiche.
E indaga la procura antimafia» di Venezia. Le parole usate da Paolo Tessadri [1] pesano come pietre: «L’odore del metallo fuso di fonderia ammorba ancora l’aria quando tira il vento, sprigionato dai resti delle scorie disseminate lungo le stradine nei campi di granoturco, accanto all’autostrada. A sud di Vicenza, la Valdastico è un lungo biscione di carreggiate che si snoda nella valle. Fino a poche settimane fa era nero, prima che fosse ricoperto da uno spesso strato di fanghiglia biancastra. Le ruspe hanno spianato scarti di lavorazione industriale in mezzo alle coltivazioni, con il cromo che si è riversato nei canali di irrigazione del granoturco».
È la prima volta che sui media si associano, almeno in questo modo, i clan del meridione con la costruzione di una grande opera viaria del Vicentino affidata ad una sussidiaria della società autostradale Brescia Padova, una spa a prevalente, seppur di poco, capitale pubblico con una fortissima presenza di quote bancarie nel portafoglio dei soci. E va comunque ricordato che la vicenda delle ruspe della Locatelli che operano sul cantiere della Valdastico Sud (le stesse ruspe finite nell’affaire Brebemi in lombardia) era già nota ai media locali che ne avevano raccontato diffusamente qualche giorno prima che lo facesse il settimanale romano [2].
E sempre la stampa locale, affianca il caso della Valdastico Sud a quello del centro logistico che a Longare, frazione di Casoni, nella piena campagna ai piedi dei colli berici dovrebbe presto o tardi prendere corpo. Un maxi insediamento di 450.000 metri quadri di piano e oltre 200.000 di superficie coperta. Un parallelepipedo di cemento che la Despar vorrebbe edificare proprio ad un passo dal primo casello della Valdastico Sud. Tant’è che fra i residenti del posto, che da mesi protestano contro «il mostro grigio», alla luce di quanto rivelato da L’Espresso, le paure si sono moltiplicate. «Che cosa potrebbe finirci là sotto?» si domanda Vincenzo Campanaro coordinatore del comitato Casoni [3] il quale già lamenta la ferita patita dalla campagna veneta proprio in ragione del tracciato della Valdastico Sud che impatta pesantemente sulla preziosa cornice dei colli Berici e degli Euganei.
Così si arriva al paradosso che l’ovvio clamore suscitato dalla cronaca giudiziaria finisca per coprire la voce di chi si chiede come mai tanta gente finisca di fatto per odiare e ferire una terra che appena tre anni fa ha celebrato attraverso le sue ville il Cinquecentenario della nascita di Andrea Palladio.
Festeggiamenti, in tono dimessissimo peraltro anche perché la stampa non ha smesso di ricordare quanto cemento sia stato calato su Vicentino e sul Veneto. Con questa minestra sul fuoco poi non c’è da scanadalizzarsi se il club dei «Borghi più belli d’Italia» lasci a casa il Veneto conferendo il suo certificato solo a quattro comuni. «Sappiamo rovinare ciò che abbiamo: a Cittadella nel fossato attorno alle mura sorge un bar galleggiante e a Montagnana si continua a costruire e in piazza; si sono inventati discese e gradoni… Nel Veneto l’antico è circondato dal contemporaneo che impedisce di distinguere dove finisce l’uno e comincia l’altro». Così parlava Maria Pia Cunico, paesaggista allo Iuav di Venezia, nel 2011. Chissà se qualche azionista della Serenissima ha mai letto quel servizio sul Corriere Veneto del 3 settembre 2011 [4]. Ma quali sono le reazioni dopo il caso esploso sulla stampa? Il giornalista Marco Milioni [5] sul suo blog tinteggia così la situazione: «Silenzio si briga. Zitto il Pdl, zitto il Pd, zitta la Lega, zitta l’IdV, zitta l’Udc, zitta Sel, zitti pure i “Grillini”, zitti i sindacati, zitti i consiglieri comunali e provinciali (provincia e comune detengono quote di Brescia- Padova), zitta la cosiddetta e fantomatica società civile».
Enrico Rosa
Riferimenti
[1] http://espresso.repubblica.it/dettaglio/quellautostrada-e-una-discarica/2170938
[2] http://www.nuovavicenza.it/2011/12/valdastico-sud-e-allarme-rifiuti-tossici/
[3] http://www.lasberla.net/wp-content/uploads/2012/01/valdasticosud.pdf
[4] http://corrieredelveneto.corriere.it/vicenza/notizie/cronaca/2011/3-settembre-2011/solo-quattro-borghi-gioiello-il-veneto-ne-merita-piu-1901432606265.shtml
[5] http://www.lasberla.net/index.php/2012/01/omertopoli/



2 comments
Alberto says:
apr 25, 2012
E’ l’ennesimo dito nella piaga (v. “negrarizzazione”) di una regione che ha tutelato (e tutela) pochissimo risorse e territorio. Il drammatico mix di cattiva politica, para-abusivismo edilizio, connivenze criminali, disinteresse di larga parte della società, mancanza di visioni alternative (e soprattutto degli strumenti per realizzarli) è un problema veramente difficile da affrontare, ma non abbiamo scelta.
Grazie per la buona informazione.
A31 Sud, ancora sulla ribalta nazionale | La Sberla says:
gen 23, 2012
[...] LEGGI L’INTERO POST SU SALVIAMOILPAESAGGIO.IT Ti potrebbe interessare anche:Valdastico Sud, indaga «l’Antimafia»: la Beltrame nel mirinoOmertopoliProfondo sud: dal caso Despar al caso SerenissimaValdastico Sud: il Giornale di Vicenza difende la BeltrameGomorra, prosciolti venti veneti Pubblicato in Web magazine « Solidarietà a Gregolin [...]