C’era una volta la campagna: nuovo outlet a Locate di Triulzi (parco sud-Milano)

A Locate di Triulzi, comune di circa 9000 abitanti nella provincia sud di Milano, potrebbe sorgere nel giro di pochi anni un nuovo Outlet, sul modello di altri noti in Italia (da Fidenza a Serravalle Scrivia, passando per Palmanova e Vicolungo). L’opera, che si estenderà per 43380 metri quadri, avrà luogo nell’area dove sorgevano gli stabilimenti ex Saiwa e Siva, due grandi aziende che davano lavoro a molte famiglie della zona e che hanno chiuso i battenti nel giro di pochi anni.

L’ex-area industriale si trova nel contesto agricolo del parco sud Milano. A poche centinaia di metri sorge infatti la cascina Fontana, col suo ricco allevamento di bovini e i campi di granturco a farle da contorno. E sullo sfondo si erge il santuario S. Maria della Fontana, davanti al quale passa la strada che collega l’ex zona industriale al centro del paese. La recente chiusura di un passaggio a livello sulla linea ferroviaria Milano-Genova l’ha sottratta al traffico automobilistico, trasformando di fatto questa strada in un percorso ciclo-pedonale, che ha restituito ai cittadini la possibilità del contatto diretto con la campagna locale. Tutto questo però, negli intenti dell’attuale amministrazione comunale, ha i giorni contati. Quella strada, quel percorso, oggi così a misura d’uomo, verrà invaso dalla nuova “creatura di cemento”.

L’amministrazione comunale parla del progetto in termini entusiastici, dipingendolo come una “sfida innovativa”. Addirittura, nell’incontro sul tema promosso dall’amministrazione stessa lo scorso  dicembre e aperto a tutti i cittadini, il “polo dei distretti produttivi” (questo il nome della struttura che prenderà forma) è stato presentato come un moderno esempio di eco-sostenibilità. La serata, che vedeva la partecipazione di sindaco, vice-sindaco (nonché assessore all’ambiente) e assessore alle infrastrutture, è stata infatti aperta con un richiamo al recente trattato di Durban e con la presentazione di un protocollo promosso da InfoEnergia e al quale Locate di Triulzi ha aderito, impegnandosi in una serie di obbiettivi per ridurre consumi ed inquinamento urbano.

Poi sono intervenuti i rappresentanti della società costruttrice (Locate District srl, che fa capo alla Promos di Carlo Maffioli, già artefice dell’outlet di Palmanova), che hanno tolto i veli al progetto, commentando una serie di slide in cui si mostrava l’area interessata e la ricostruzione computerizzata di come dovrebbe presentarsi a lavori ultimati. Capannoni rivestiti da una particolare vegetazione rampicante (non una comunissima edera, come hanno tenuto a precisare i signori di Promos), coi basamenti rivestiti da un elegante prato all’inglese, e una serie di alberi da piantare a contorno dei parcheggi sono, a detta loro, una garanzia dell’assoluta impronta verde del progetto. Come se non si trattasse dell’ennesimo centro commerciale (nel raggio di pochi chilometri si trovano Ikea, Carrefour, Iper e Coop, solo per citarne alcuni), ma di un’accattivante novità ecologica.

Un anno fa c’è stato un incontro pubblico promosso da noi” dice Enzo D’Onofrio, promotore della lista civica locateviva, da sempre in prima linea contro l’outlet. “Abbiamo avanzato proposte alternative per la riqualificazione dell’area, come quella di dedicarla alla costruzione di una centrale fotovoltaica, ad esempio. E proprio in quella sede il sindaco Preli giustificava la sua scelta dicendo che certamente non era la migliore auspicabile per il paese, ma che purtroppo in un contesto come quello attuale era quanto di meglio si potesse fare“.

Adesso invece hanno cambiato strategia. Parlano di questo progetto come  una grande innovazione, addirittura come di un’opera eco-sostenibile. Ma dov’è qui l’eco-sostenibilità? Si sta parlando di una struttura destinata ad attirare nuovo traffico automobilistico”.

Sono le stesse perplessità che diversi cittadini hanno espresso durante l’incontro dello scorso 1 dicembre e che il sindaco e i suoi assessori hanno prontamente rispedito al mittente. Sostenendo che studi viabilistici hanno evidenziato come il volume di traffico non sarà tale da congestionare le strade circostanti e si concentrerà prevalentemente nei fine-settimana, non sommandosi quindi al flusso dei pendolari. E dichiarando inoltre di contare molto sul fatto che una buona fetta dei clienti del nuovo outlet sceglierà di recarvisi col treno (la stazione della nuova linea suburbana S13 dista poche centinaia di metri).

“Intanto dicono di puntare molto sulla gente che viene all’outlet in treno, ma più che una riflessione ben ponderata è una scommessa. Quante sono le famiglie italiane che si recano nei grandi centri commerciali a fare compere usando i mezzi pubblici? Se si pensa davvero che così tanta gente verrà col treno, perché il progetto prevede 3000 posti-auto? – obbietta D’Onofrio. “E poi si tirano fuori numeri, dati. Si parla di questi fantomatici studi sul traffico, ma nessuno li ha mai visti, né sa come sono stati condotti. Molti cittadini che percorrono le strade circostanti ogni giorno, per lavoro, sanno che già oggi la situazione è critica. Forse sarebbe il caso di dare ascolto a loro piuttosto che a delle simulazioni computerizzate. La realtà è che le uniche strade d’accesso al paese per chi viene da Milano sono spesso intasate nell’ora di punta.

L’area dove dovrebbe sorgere il “polo dei distretti produttivi” di Locate si trova, infatti, distante rispettivamente 10 km (A1/Melegnano) e 15 Km (A7/Binasco) dai due caselli autostradali più vicini. A differenza degli altri outlet in Italia, che per ragioni di traffico sorgono proprio a ridosso dei caselli autostradali. Non solo. Dopo le recenti chiusure di passaggi a livello, sostituiti con sottopassi ciclo-pedonali, gli unici sbocchi stradali per il traffico in entrata e in uscita dall’outlet locatese restano la SP28 (assolutamente inadeguata, specie all’altezza delle frazioni Moro e Dosso Cavallino, dove passa nel mezzo di un centro abitato) e la sempre più intasata SS412 della Val Tidone.

Se da un lato il sindaco Severino Preli dice che non ci sarà nessun consumo di suolo, sostenendo che la struttura sorgerà dove c’erano già degli stabilimenti industriali, dall’altro risponde alle perplessità circa le strade inadeguate annunciando nuove varianti viabilistiche. Varianti che, oltre a far scomparire altre aree oggi ad uso agricolo, finiranno inevitabilmente con lo sfociare su una delle due strade citate in precedenza.

Anche se costruiscono un pezzo di strada parallelo a quello che c’è già, non ci saranno nuovi sbocchi. Anzi, si toglierà di fatto ai cittadini locatesi quello che oggi è diventato un percorso ciclo-pedonale” – spiega D’Onofrio. “A poco serve la pista ciclabile promessa dai costruttori. Nei loro intenti dovrebbe costeggiare un tratto della ferrovia, per poi finire dove? Proprio nel mezzo dell’outlet! E’ questo che si vuole spacciare per eco-sostenibilità?.

Per mettere a tacere le perplessità dei cittadini però, l’amministrazione comunale cerca sempre di battere su un tasto molto sensibile. Quello dell’occupazione. Il sindaco parla di nuovi posti di lavoro, per i quali i cittadini locatesi dovrebbero avere la precedenza, salvo rispondere ai requisiti professionali di volta in volta richiesti.

“Il problema è sempre quello. Chi davanti alla promessa di nuovi posti di lavoro non si fa convincere a concedere almeno il beneficio del dubbio?”. Come sottolineano alcuni cittadini, tuttavia: “Adesso promettono. Poi andrà a finire che gli operatori commerciali dell’outlet si porteranno perlopiù personale già impiegato, spostandolo da altre sedi, e là dove serve ricorreranno alle solite assunzioni a tempo”.

Lavoro sì, ma precario dunque. E concedere il beneficio del dubbio, in questo caso, significherebbe snaturare il territorio, senza la possibilità di tornare indietro. C’è da chiedersi se il gioco valga davvero la candela.

 

PER ULTERIORI APPROFONDIMENTI:

http://www.locateviva.it/component/content/article/1798-verso-un-futuro-di-speranze-stanche.html

http://www.locateviva.it/component/content/article/1466-dallintervento-del-sindaco-spreli.html

http://www.locateviva.it/component/content/article/1465-le-considerazioni-di-roberto-caravaggi.html

 

 

3 commenti

  1. Sig. Nargino lei è bravissimo! Cementifichiamo tutto, non deve esistere più nemmeno una fogliolina! Tanto cazzo serve il verde? Colora e basta! Io sto già dando una mano, sto sotterrando dei mattoni un pò ovunque, tra qualche mesetto cresceranno dei bei palazzoni a 15 piani, rigorosamente grigi eh! Belli, bellissimi, dei parallelepipedi di 50 metri d’altezza (base 50*50), o dei bei supermercati? Ne abbiamo solo una quarantina, ne servono altri! Fanculo gli alberi, lo sanno tutti che l’ossigeno esce dai camini!

  2. L’immagine che accompagna l’articolo non rispecchia la realtà. L’outlet dovrebbe sorgere sulll’area dismessa della Saiwa, attualmente coperta da macerie, rifiuti di ogni genere e centro di spaccio di droga.Come terreno agricolo non è più recuperabile e ricordate che è un terreno che aveva già una destinazione ad uso industriale.

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