Nuovi sviluppi sul progetto del porto turistico di Cecina: uno strupro del paesaggio toscano già denunciato da tempo, ormai imminente, che ha convinto molti a farsi sentire.

Già a febbraio Salviamo il Paesaggio si è occupato dell’argomento pubblicando la lettera inviata da Roberta De Monticelli. A questa preoccupata denuncia si aggiungono relazioni e pareri illustri, inviati oltre che agli enti locali (comune e regione) anche al Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Corrado Clini, e al delegato della Commissione Europea per l’ambiente, Mr Janez Potocnik per segnalare un grave pericolo per il territorio, noto da tempo, ormai sempre più imminente.

La speranza è quella di interessare del problema il Presidente della regione Toscana, Enrico Rossi, chiedendo un controllo e una compensazione al danno ambientale procurato da questo progetto.

IL PROGETTO

Per la costruzione del porto turistico (costo 120 milioni di euro) sarà spostata la foce del fiume omonimo della cittadina toscana, il Cecina appunto, in un’Area Regionale Protetta e nella Riserva Naturale di Stato dei Tomboli di Cecina. Una devastante opera che ha ottenuto il parere favorevole di tutte le autorità competenti, locali e regionali, e che consentirà a una società privata di costruire un ennesimo porticciolo turistico. Gli esperti di Italia Nostra denunciano l’opera come una bomba ambientale e uno stupro paesaggistico.

Il fiume sarà spostato con conseguente perdita di una spiaggia e  il mare penetrerà per un’area di circa mezzo chilometro, con distruzione di spiaggia, pineta, argini, un campeggio, e ulteriore enorme aggravamento del problema dell’erosione dei litorali (nonostante gli 11 milioni di euro stanziati sul problema proprio dalla Regione Toscana ). La costruzione di opere a mare stravolgerà inoltre le correnti e rischia di distruggere l’habitat della foce del Cecina.

A questo si aggiungerà inquinamento da urbanizzazione: una colata di cemento di circa mezzo chilometro di litorale con la  costruzione di un eliporto, 40 centri commerciali, box, alberghi, residenze, hall, centri d’esposizione e altre strutture permanenti.

IL PERICOLO AMBIENTALE

Di fondo è già presente un grave problema di inquinamento dovuto all’escavo e alla riutilizzazione del materiale  in buona parte inquinato dai residui delle lavorazioni industriali del fondo del Cecina. Gli insediamenti industriali infatti hanno originato fonti di inquinamento diffuso, tra cui boro, arsenico, mercurio e cromo, come emerge da diversi studi scientifici. Questi agenti inquinanti si trovano anche nei pozzi idrici presenti nella falda costiera e nei sedimenti dell’alveo del fiume

A tutto questo si aggiungerà l’aggravante che le nuove costruzioni sopra citate saranno praticamente sopra quella foce. Tutto questo nonostante le drammatiche alluvioni di Genova e Aulla avessero fatto proclamare proprio al Presidente della Regione Toscana l’impegno a impedire d’ora in poi che si costruisca sull’alveo dei fiumi o nelle vicinanze immediate.

Il fiume che scorre per lunghi tratti sul substrato argilloso ha purtroppo già perso la capacità di immagazzinare l’acqua all’interno del materasso alluvionale adiacente. Ne deriva quindi che le piene sempre più imprevedibili e violente, potranno avere effetti devastanti sulla foce del fiume.

Tutte queste considerazioni dimostrano che l’instabilità estrema del sistema fiume non è stata presa in considerazione nell’ambito dello studio di impatto ambientale e questa è la prima impellente riconsiderazione dell’opera da effettuare.

CONFLITTO DI INTERESSI

Il gruppo promotore dell’opera ha avuto dal comune aree di proprietà pubblica a in cambio di lavori di regimazione dell’argine, con il concreto rischio però di perdere un luogo di altissimo interesse paesaggistico e turistico della Costa Toscana, nella Riva degli Etruschi, in prossimità peraltro di siti archeologici e architettonici di interesse mondiale. Il tutto a vantaggio e interesse di un gruppo privato, senza alcuna prevedibile ricaduta di beneficio economico o di sviluppo dell’economia locale. Sono infatti premonitori i fallimentari esempi di iniziative analoghe a pochi chilometri a Nord (Rosignano Solvay) e a Sud (San Vincenzo).

Assurdo vedere una risorsa comune, la foce di un fiume, alienata a privati e risorse pubbliche per la difesa del litorale che  saranno impiegate almeno in parte in un’opera incompatibile con questa difesa.

Un gruppo di cittadini (fra cui svariati professori universitari e fra questi Salvatore Settis e Remo Bodei) e rappresentanti di svariate associazioni (Italia nostra, WWF, Giustizia e libertà) hanno scritto una lettera al Presidente della Regione Toscana, che documenta con precisione di dettagli tecnici e giuridici le criticità del progetto e le carenze dei controlli che hanno portato all’approvazione.

Il gruppo ha segnalato inoltre la possibilità, garantita dalle leggi vigenti, per il presidente della Regione, in coerenza con le proprie dichiarazioni e in seguito all’ondata di disastri che si sta abbattendo sul nostro Paese, di revocare i permessi già concessi.

Pur sapendo che lo stato avanzato dell’iter autorizzativo del  progetto impedisce purtroppo un intervento diretto di completa riconsiderazione o eliminazione del progetto, si chiede almeno di esercitare una serie molto più stringente di controlli  delle prescizioni emerse in sede di conferenza dei servizi, assolutamente imprescindibili.

Sono da monitorare inoltre i numerosi punti ancora non chiariti sulle responsabilità e i finanziamenti delle singole parti dell’enorme progetto e delle pendenze non risolte con altre associazioni (Campeggio Bocca di Cecina) oltre che sui conflitti di interesse palesemente implicati nella distribuzione dei controlli che coinvolgono uno dei soggetti interessati, il Comune di Cecina.

 IL RISCHIO OPERA INCOMPIUTA

L’opera stravolge completamente l’assetto naturale della foce del fiume e potrebbe determinare in futuro danni irreversibili, i cui esempi ad oggi tutti abbiamo avuto sotto gli occhi. All’orizzonte la preoccupazione per una possibilità ancora più devastante: quella di un’opera incompiuta.

Il soggetto promotore non può quindi sottrarsi infatti dall’impegno assunto in fase autorizzativa a realizzare a proprie cure e spese l’intervento di messa in sicurezza idraulica localizzato in riva sinistra del fiume e il consolidamento della parete arginale. Una eventuale inadempienza sarebbe ancor più pericolosa. E’ quindi essenziale un controllo costante sulla permanenza della fonte di finanziamento che il soggetto attuatore ha fornito come copertura fianziaria per la realizzazione dell’opera.

E’  ben noto infatti il danno causato da  opere pubbliche e di interesse collettivo iniziate dai soggetti aggiudicatori e poi rimaste incompiute per inadempimento o eccessivo aumento dei costi.  La conseguenza di questo sarebbero lunghi e costosi contenziosi giudiziari per la collettività che già paga il prezzo della mancanza di opere essenziali per la sicurezza del territorio e deve sopportare il fardello pesante di spaventosi ecomostri di cemento incompiuti.

IL BOTTA E RISPOSTA CON LA REGIONE TOSCANA

Leggi la lettera di Roberta Monticelli al Presidente della Regione Toscana >

La risposta di Enrico Rossi:

Gentile Professoressa,

ho ricevuto la sua email del 16 aprile con le sue ulteriori considerazioni
sul Progetto di costruzione di un Porto turistico nella Riserva Naturale di Stato Tomboli di Cecina.
Ho provveduto ad inoltrarla, con i relativi allegati, non soltanto all’assessore regionale all’urbanistica e alla pianificazione territoriale come anche lei ha giustamente fatto, ma anche all’assessore regionale all’ambiente, per le opportune valutazioni.
Sono sicuro che tutti gli uffici regionali competenti non mancheranno di tenere nella debita considerazione le posizioni e le questioni rappresentate nella mail e nei materiali allegati.
La ringrazio per avermi scritto e invio i miei migliori saluti.

Enrico Rossi

 

L’ulteriore risposta di Roberta De Monticelli:

Egregio Presidente,

la ringrazio di questa sua risposta sollecita e costruttiva. Approfitto di questo messaggio di avvenuta ricezione per far conoscere lo sperabile buon esito della nostra iniziativa anche ai numerosi firmatari della lettera in questione, fra cui rappresentanti di Italia Nostra, WWF Toscana e altre associazioni, che ci leggono in copia. Allego anche copia della lettera, che lei ha certamente ricevuto e che ho a mia volta avuto in copia, da parte del Difensore Civico della Toscana, Dott.ssa Lucia Franchini, di cui mi permetto di riportare le parole seguenti:

“Come senza dubbio noto, l’area interessata dal progetto ricade all’interno della Riserva Statale Tomboli di Cecina ed è compresa fra le aree protette regionali (ANPIL fiume Cecina). L’impatto ambientale dell’opera è dunque significativo e in questo senso appare utile quanto meno tranquillizzare gli esponenti circa la validità delle verifiche effettuate in occasione dello studio di impatto ambientale al fine di escludere l’eventualità dei temuti ed irreversibili danni connessi alla variazione dell’assetto naturale della foce, all’erosione costiera, alla regimazione idraulica del bacino e al riutilizzo dei materiali di escavazione. Le associazioni esponenti sono preoccupate dalla possibilità che il dimensionamento delle opere previste nel progetto non risulti idoneo a garantire condizioni minime di sicurezza, con specifico riferimento al verificarsi di eventi di piena.
Per questo motivo viene chiesto alla Regione Toscana di valutare l’opportunità di riesaminare il contenuto della pronuncia di compatibilità ambientale e – qualora fosse accertato il fondamento dei rilievi mossi – procedere alla revoca della stessa in via di autotutela.

Soprattutto viene chiesto alla Regione di farsi direttamente garante – affiancandosi dunque al Comune di Cecina – del rispetto delle prescrizioni imposte al soggetto attuatore con la pronuncia di compatibilità ambientale e successivamente riprodotte nella Convenzione sottoscritta tra il Comune di Cecina e il Circolo Nautico”.

Segue la lista puntuale dei punti soggetti ad auspicabile verifica e l’invito a  fare il necessario “per evitare il rischio che i lavori vengano avviati e non terminati, provocando un danno ambientale di rilevante entità”.

Ringraziandola nuovamente per l’attenzione, anche a nome degli altri firmatari della nostra lettera le porgo i miei cordiali saluti,

Roberta De Monticelli

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