Il progetto, presentato nel 2012, ha avuto una procedura perlomeno particolare che riassumiamo di seguito.

Dopo la pubblicazione sui giornali vi è stata una presentazione del progetto al pubblico il 4 maggio 2012. Con grande spiegamento di mezzi hanno parlato ingegneri, geologi, ancora ingegneri e, naturalmente, il presidente della società proponente (società autostrade Bs-Pd) nonché presidente (poi commissario dopo “l’abolizione” dell’ente) della provincia. Terminato di illustrare il progetto, la gente è stata letteralmente mandata via spegnendo le luci e impedendo a chiunque di porre anche solo una domanda.

Successivamente il progetto è stato sottoposto a Valutazione di Impatto Ambientale presso le strutture tecniche della regione Veneto; peccato che la procedura non sia stata pubblicizzata e nessun cittadino/sindaco/amministratore sia stato avvisato; nessuno tranne gli amici del proponente dott. Schneck Presidente della Società privata, commissario della Provincia e potente boss della Lega in provincia. Così qualche amico ha potuto far sentire la sua voce, qualcun altro no.

Il progetto conteneva una serie di difetti e così è stato cambiato e presentato alla commissione regionale VIA.

E’ stato protocollato il 6 luglio 2012. Però la scadenza per presentare le osservazioni presso le strutture statali a a Roma era il 12 luglio 2012 e quindi mentre i cittadini studiavano un progetto per dire la loro, il presidente della società privata e della Provincia cambiava in corsa il progetto.

La modifica è sostanziale, sposta l’autostrada da una parte all’altra della valle, salva il territorio di un sindaco amico e colpisce il territorio di un sindaco “meno amico”. A tutt’oggi la modifica non è mai stata ufficialmente presentata e circolano varie copie, nessuna ufficiale.

Il progetto e la variante sono stati mandati alla commissione VIA presso il Ministero dell’Ambiente e la conclusione dell’esame è che il progetto era meritevole di approvazione seguendo la variante proposta anche se le analisi presentate riguardavano il tracciato originario e nessuna nuova analisi sia stata fatta sul progetto variato.

Quindi ora sappiamo che si può approvare un progetto che contiene l’analisi di un impatto ambientale qualsiasi, anche svolto su un tracciato a due km di distanza da dove verrà effettuata l’opera.

Una volta ottimamente approvato il progetto sul lato tecnico occorreva superare un piccolo scoglio procedurale: la provincia di Trento è contraria all’autostrada e gode di un’autonomia tale che lo stato non può imporre la realizzazione di un’opera senza il suo consenso.

Che fare? Ci prova il Consiglio Superiore dei LLPP, come previsto dalla norma. Vengono convocate le parti a Roma. Qui avviene il coup de theatre, la provincia di Trento offre il ramoscello di ulivo: di qui l’autostrada non passerà mai, ma se volete costruirla solo in provincia di Vicenza fate pure (quando mai serve il consenso di un’altra provincia se l’opera non la tocca?).

Qui però si ribella il buonsenso e anche i Membri tecnici del Consiglio Superiore dei LLPP: che senso ha tutto questo? Tutte le analisi, i documenti, gli studi di fattibilità, gli impatti sono stati studiati sull’intero tracciato non su un tracciato che si ferma su un bosco, quindi se la società autostrade vuole costruire una strada solo a metà deve presentare un nuovo progetto.

A questo punto due sono le strade indicate: o la provincia di Vicenza si mette d’accordo con la provincia di Trento per un tracciato che sia funzionale a entrambi e allora il procedimento può proseguire, OPPURE occorre presentare un nuovo progetto sul solo tratto veneto che però assolve a funzioni completamente diverse dal collegamento col trentino.

Entra in scena il CIPE che deve dare l’ultima parola e, davanti a questa scelta chiara e poco equivocabile, riesce a equivocare facendo la scelta più vantaggiosa per la società Autostrade Bs-Pd e la più svantaggiosa per la Provincia: viene approvato uno stralcio “funzionale” che unisce Piovene Rocchette a Casotto, 17,5 km da percorrere a 130 km/ora prima di finire in un bosco, 13 km di gallerie e 4,5 di viadotti e tratti fuori terra. Insomma tutto l’impatto dell’autostrada completa (il tratto trentino progettato si sviluppa tutto in galleria – la seconda galleria per lunghezza al mondo) per un’opera che verrà utilizzata da un centinaio di veicoli al giorno. Un terzo della aziende agricole danneggiate/chiuse, costi di gestione stratosferici (a causa della sicurezza delle gallerie) e nessuno che passa.

Perché questo? Perché la società autostrade Bs-Pd posseduta da A4 Holding e per 2/3 privata intende ottenere la proroga della concessione sulla tratta Brescia Padova che rende molto, quindi tanto vale spendere 900 milioni di euro (tanto costa il tratto vicentino dell’autostrada) pur di avere il rinnovo automatico della concessione, se si mettesse a gara la concessione (come vuole l’Europa) la società privata dovrebbe spendere molto di più.

Che cosa ci guadagni la A4 Holding è chiaro, che cosa ci guadagni l’ANAS molto meno, che cosa ci guadagni la provincia è lampante: una vallata rovinata per un’opera inutile.

Comitato NoValdasticoNord

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Pubblichiamo inoltre una lettera indirizzata al governatore del Veneto, Luca Zaia, in riferimento al progetto per il proseguimento dell’autostrada A31 a nord nel tratto da Piovene Rocchette a Trento.

Gentile Presidente della Regione Veneto Signor Luca Zaia,

le scrivo a riguardo della vicenda-scandalo della Mantovani SPA, vicenda che sfiora anche alcune società vicine alla Regione Veneto. Desidero soffermarmi su alcune sue affermazioni riportate dai giornali locali; lei dice “Se l’impianto accusatorio fosse confermato, non basterebbe l’indignazione di fronte allo sperpero dei soldi pubblici ma ci vorrebbe il lanciafiamme”. Mi trova pienamente d’accordo con lei che l’indignazione di fronte a questi possibili intrallazzi tra società private e pubbliche da sola non basta ma dissento con fermezza le sue parole “ci vorrebbe il lanciafiamme”.

Le parole ed il linguaggio se portati all’eccesso raramente danno prova, sia nel presente che nel futuro, di credibilità: esse funzionano più come variopinti fuochi d’artificio che quando appaiono illuminano la notte ( e il nostro sconcerto) e poi in pochi secondi si ritorna nel buio più completo.

Preferisco le parole sobrie, più aderenti alla realtà e proprio per questo più vicine nel poter realizzare ciò che dicono.

So che lei ha istituito un Nucleo Investigativo Interno Temporaneo e mi aspetto, visto che son passati più di 10 giorni, che vengano rese note le eventuali informazioni a cui tale Nucleo è giunto e come intende proseguire.

Ha perfettamente ragione ed e impossibile dissentire con lei quando dice, in un’altra intervista “Nessuno pensi di salvarsi dicendo non c’ero, non sapevo o guardavo da un’ altra parte; tutti saranno inchiodati alle loro responsabilità ed a ciascuno verrà chiesto conto di quel che ha fatto o non ha fatto”; del resto è pur vero che quei fatti si riferiscono al periodo, riporto parole sue, “dell’era Galan”.

E’ considerando tutto questo Signor Presidente che desidero porle alcune domande:

-Lei è certo di essere bene informato sul possibile proseguimento dell’autostrada A31?

-Sull’iter procedurale messo in atto da chi, pubblico o privato che sia, la vuole realizzare?

-Lei è a conoscenza delle modalità con cui, solo finora, sono stati calpestati la dignità e i diritti dei suoi cittadini per ottenere, quantomeno, l’approvazione da parte del CIPE?

-La sua Giunta, grazie all’interessamento del vicepresidente della Regione Veneto, il Sig Marino Zorzato, ha varato una legge che intende tagliare il consumo di suolo nella nostra regione (GdV 26 febbraio 2013): lei sa quanti metri quadrati di suolo verranno sottratti alla popolazione e alla coltivazione? E quanti ne verranno vincolati?

Le dico questo Signor Presidente, perchè tra 10-15 anni, non abbia a dire ” non c’ero, non sapevo o guardavo da un’altra parte”. Perchè questa è “l’era Zaia”.

I cittadini conoscono e sanno l’uso delle parole e anche l’uso del voto e nelle ultime elezioni han dato prova che il lanciafiamme non è un’attrezzo utile per far intendere le loro ragioni, e tantomeno che intendono usare: è molto più forte ed incisivo il segno che lascia la matita all’interno delle cabine elettorali.

Naturalmente per chi ha desiderio e volontà di comprendere.

Attendo una sua risposta.

Cordiali saluti,

Irma Lovato (Posina -VI)