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L’uso ancora troppo diffuso di erbicidi a base di glifosato, già vietati in molti paesi, è pericoloso non solo per l’uomo ma anche per il delicato ecosistema suolo. Un’ulteriore conferma arriva dallo studio pubblicato sulla rivista Nature in merito all’influenza sull’attività dei lombrichi

Il mondo scientifico ha già affrontato il tema degli effetti dannosi sulla salute umana provocati dai diserbanti a base di glisofato, tra i più usati sia in agricoltura che in ambito urbano. Ad essere colpito gli organismi viventi come i lombrichi, fondamentali con la loro attività per l’equlibrio e la qualità del suolo.

Riportiamo l’articolo scritto da Beti Piotto dell’ISPRA per NATURA E SOCIETA’ che riprende quanto emerso da uno studio dell’autorevole rivista Nature

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Non solo i pescatori minacciano i lombrichi…

Non ci voleva questa notizia nell’Anno Internazionale dei Suoli. Ad agosto 2015 l’autorevole rivista Nature ha pubblicato un articolo che illustra gli effetti del diserbante glifosato su due specie di lombrichi di terra. Lo studio conclude che erbicidi a base di glifosato colpiscono anche alcuni organismi no-target: si è osservato, infatti, il quasi annullamento dell’attività dei lombrichi della specie Lumbricus terrestris dopo 3 settimane dall’applicazione del prodotto. L’altro lombrico studiato (Aporrectodea caliginosa), ha ridotto del 56% l’attività riproduttiva dopo 3 mesi dall’applicazione del glifosato.

Anche se lo studio è meritevole di approfondimento, perché ci sconvolgono così tanto i risultati? Perché i lombrichi sono gli insostituibili chimici ed ingegneri del suolo: mangiano terra e la restituiscono arricchita di microorganismi che migliorano la fertilità, scavano gallerie (anche 9.000 km in un ettaro) che arieggiano il terreno ed aiutano lo sviluppo radicale della vegetazione soprastante.

Gli erbicidi a base di glifosato sono i più usati a livello globale soprattutto in ambito agronomico, ma impiegati frequentemente anche nella sfera urbana.

Hanno largo impiego per la soia OGM (il 70% della soia prodotta al mondo è OGM) che è stata modificata proprio per renderla resistente al glifosato, mentre la vegetazione invasiva viene eliminata. Come spesso succede in natura si osserva, però, che nell’ambito di alcune specie considerate malerbe vi sono individui resistenti al diserbante, che arrivano alla fase di disseminazione e persistono nel terreno, aumentando progressivamente la loro presenza nel succedersi degli anni e delle generazioni. Questa situazione potrebbe indurre i coltivatori (speriamo di no!) ad aumentare la dose e/o frequenza delle applicazioni. Sono numerose le ricerche effettuate in tutto il mondo sugli effetti del glifosato sull’uomo e sull’ambiente, ma vale la pena citare brevemente i risultati pubblicati il 20 marzo 2015 dall’International Agency for Research on Cancer (IARC), l’agenzia che si occupa dei tumori nell’ambito dell’Organizzazione Mondiale della Sanità  The herbicide glyphosate and the insecticides malathion and diazinon were classified as probably carcinogenic to humans.

Quel probably in termini tecnici significa che se anche non vi è sufficienza di prove di danni agli umani, ci sono tuttavia evidenze di carcinogenesi negli animali di laboratorio. Le affermazioni, per quanto prudenti, sono inquietanti. Non a caso sono state e sono soprattutto le donne a portare avanti campagne contro i diserbanti, in particolare quando questi vengono irrorati da mezzi aerei in vaste aree pianeggianti. Viene naturale a chi crea, custodire poi il creato, come ha chiesto saggiamente Papa Bergoglio.