Piemonte, ospedale di Alba-Bra: devastante, inutile, caro

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Oggi vi parlerò di una grande opera inutile. L’ennesima.

Chi mi segue sa quanto io sia contrario a priori a nuove grandi opere, che assicurano un sicuro consumo di suolo o comunque un’alterazione dell’ambiente, a fronte di un ritorno nullo o scarso diutilità pubblica. Ma fra le grandi opere ce ne sono alcune che più di altre ictu oculi sono una vergogna per il nostro paese. E’ il caso del nuovo ospedale di Verduno, nel cuore delle Langhe, immeritatamente definite “patrimonio dell’umanità” dall’Unesco.

Chi transita sulla strada statale Alba-Bra, nel fondo valle langarolo, non potrà non accorgersi di un mostro in cemento armato che sfregia la collina sotto il bell’abitato di Verduno. È il nuovo maxi-ospedale di Alba-Bra.

È probabile che nella testa di coloro che da queste parti fondarono Stop al Consumo di Territorio ci fosse l’immagine di questo mostro e che essi non volessero che atrocità del genere avessero a ripetersi.

Stop al Consumo di Territorio nacque nel 2009, l’ospedale è stato concepito circa vent’anni fa. Ed oltre che uno scempio è il classico esempio di spreco di soldi pubblici. La zona dove esso viene realizzato ospita già due ospedali perfettamente funzionanti: uno a Bra ed uno ad Alba. Perché costruirne uno nuovo?

Per risparmiare, si potrebbe affermare, perché si chiuderanno gli esistenti per concentrare tutti i servizi nel nuovo. Ma, al di là del discorso che l’assistenza sanitaria (come la giustizia) in uno Stato sedicente democratico dovrebbe essere vicina ai cittadini e non concentrata in poche maxi-strutture, resta il fatto che fino ad oggi si sono spesi per il nuovo ospedale qualcosa come 156 milioni di euro. Perché così tanto? Certo, la struttura è grande, destinata ad ospitare 550 letti, ma i costi sono lievitati perché lì non si doveva costruire nulla. Tanto meno un ospedale. Infatti, la collina è franosa, e l’Autorità di Bacino la definì soggetta a dissesto idrogeologico. Così Carlo Mariano Sartoris: “Il mostro è nato sopra una collina ad alto dissesto idrogeologico, un terreno argilloso non edificabile, sulla cui stabilità nessun geologo avrebbe messo la firma. Non lo fece Orlando Costagli, tecnico consultato alla genesi, ma oscure modifiche presso la regione, mutarono carte e argille, legittimando l’opera.”

Del resto, il Piano Regolatore di Verduno definisce l’area come “non edificabile, salvo opere di interesse pubblico non diversamente ubicabili”. Sicuramente non era questo il caso. Si poteva realizzare altrove l’ospedale se proprio lo si voleva realizzare. Il fondo valle delle Langhe è già pieno di mostri in cemento armato. Perché lo si volle realizzare proprio lì? Semplicemente perché, a detta dell’allora sindaco di Alba, Enzo De Maria, il terreno era a metà strada fra Alba e Bra e “costava un tozzo di pane”. Peccato che quel tozzo di pane iniziale si sia trasformato, proprio a causa della sostanziale inedificabilità dell’area, in una voragine per le casse pubbliche. Così si sono dovuti piantare nel terreno 900 pali in cemento armato larghi 1,80 metri profondi 30, e una diga in cemento armato lunga 260 metri, larga 7,3 e profonda 6, solo per sostenere la struttura. E per raggiungere l’ospedale si dovrà realizzare una variante stradale dai costi ancora ignoti. Ma sicuramente costerà cara e già si parla di serpentine per riscaldare il manto stradale per evitare che si formi il ghiaccio durante la stagione invernale!

Un mostro. Un enorme consumo di territorio in una delle zone, tra l’altro, più belle delle Langhe. Una voragine per le finanze pubbliche. Tutto sbagliato, ma tutto tipico del paese di Pulcinella in cui un giorno sì e l’altro anche siamo a stracciarci le vesti per la fragilità geologica.

Fa incazzare questa storia, in cui sono ovviamente implicati tutti: amministrazioni sedicenti di sinistra e di destra. Come sempre accade quando si tratta di martoriare questa nostra povera terra. Fa incazzare questa storia, e molto, anche perché qualcuno ha sbagliato colposamente o dolosamente, ma già si sa che nessuno invece pagherà. Sarebbe una ben magra consolazione, ma almeno questo. Almeno un po’, poca, giustizia.

Invece non accadrà nulla, e rimarrà lo sfregio al territorio ed il monumento all’imbecillità umana.

Fabio Balocco su ilFattoQuotidiano

6 commenti

  1. Condivido l’articolo e ricordo la tragedia del Vajont del 1963!
    Vista l’instabilità dei terreni e la scelta sciagurata di edificare proprio lì il nuovo Ospedale non chiediamoci perchè se in futuro si verificheranno danni alla struttura e magari crolli!!!
    Non impariamo nulla! L’Italia rispecchia il suo popolo. I politici anche!

  2. Perché non abbatterlo? Perché non chiamare in giudizio chi ha dato l’autorizzazione? Perché non denunciare ex-Sindaco e Consiglio Comunale alla magistratura? Dove sono gli abitanti di Alba-Bra?

    1. gli abitanti di Alba e Bra, a parte qualche solitaria voce di protesta, se ne sono sempre fregati, anzi, la fondazione per l’ospedale di Verduno ha ancora raccolto fondi, grazie a parecchie donazioni, per concludere l’opera.
      In seguito ad un esposto del M5S al tribunale di Asti perchè si facesse luce sulle responsabilità di questo disastro, il tribunale, su istanza della procura, archiviò il caso, dichiarando non evidenziabili condotte rilevanti dal punto di vista penale. La Corte dei conti sta ancora indagando per danno erariale, intanto l’eventuale reato d’abuso d’ufficio per i dirigenti dell’asl è già caduto in prescrizione …lascio a te ogni considerazione su questa vicenda.

  3. Mi duole “l’immeritato patrimonio dell’unesco” … chi l’ha scritto venga a Bollate a vedere le case considerate opera d’arte dietro via degli Alpini e a respirare la diossina a Baranzate

  4. Quando si delocalizzano servizi così importanti come quelli sanitari si modificano anche le esigenze di trasporto, e nel caso di Verduno è evidente il collegamento con la poco redditizia autostrada Asti-Cuneo, che nemmeno il concessionario vuole terminare, e la scarsa utilizzazione della rete ferroviaria, che proprio in Piemonte e proprio a ridosso delle Langhe versa in condizioni di colpevole abbandono.

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