A cura del Gruppo d’Intervento Giuridico onlus.

L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ha presentato specifico intervento ad adiuvandum in favore del ricorso effettuato da alcune associazioni ambientaliste davanti al T.A.R. Toscana avverso parti del Piano di indirizzo territoriale (P.I.T.) con valenza di piano paesaggistico.

Originariamente (2015) venne presentato da Mountain Wilderness Italia, Amici della Terra, Società Italiana di Geologia Ambientale (S.I.G.E.A.), Verdi Ambiente Società (V.A.S.), L.I.P.U., Centro “Guido Cervati”, Centro culturale “La Pietra Vivente”, C.A.I. Toscana un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, poi, su istanza della società estrattiva Henraux s.p.a., trasposto davanti al T.A.R. Toscana.

L’udienza di discussione nel merito davanti alla I Sezione del T.A.R. Toscana è prevista per il 12 febbraio 2020.

Nello specifico, è stato chiesto l’annullamento delle parti del P.I.T. della Toscana, lesive dei valori ambientali e paesaggistici delle Alpi Apuane, rientranti in gran parte nel Parco naturale regionale delle Alpi Apuane.

Il P.I.T. con valenza di piano paesaggistico, pur essendo in linea generale un buon piano paesaggistico e uno dei pochi piani elaborati correttamente ai sensi del Codice dei Beni culturali e del Paesaggio (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) [1], tuttavia presenta oggettive carenze nella disciplina di salvaguardia delle Alpi Apuane in relazione alle attività di cava.

In particolare, il ricorso ha dedotto l’illegittimità del PIT, nella parte in cui consente l’ampliamento di attività estrattive preesistenti, l’apertura di nuove attività di cava nonché la riattivazione di cave dismesse, in un’area, quale quella del Parco naturale delle Alpi Apuane, in cui sussistono rigorosi vincoli paesaggistici, volti al mantenimento delle caratteristiche territoriali di pregio nonché alla salvaguardia del paesaggio e degli ambienti naturali tutelati, con particolare riguardo alla flora e alla fauna protette e ai rispettivi habitat.

Infatti, da un lato, l’Amministrazione, nel consentire le predette attività estrattive nelle cosiddette “Aree Contigue di Cava”, immediatamente adiacenti al territorio del Parco, non ha tenuto conto del vincolo paesistico generico, che ivi sussiste, previsto dall’art. 142 del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio a tutela delle zone situate in montagne ad oltre 1.200 metri sul livello del mare, in aree in cui sono situati laghi, fiumi e torrenti, corsi d’acqua, circhi glaciali, parchi, boschi e zone gravate da usi civici e di interesse archeologico, nonché dei vincoli paesistici puntuali, stabiliti da Decreti Ministeriali per il notevole interesse pubblico di alcune zone delle Alpi Apuane situate nei Comuni di Pescaglia, Camaiore, Stazzema, Careggine, Vergemoli, Molazzana, Minucciano, Vagli Sotto e Carrara.

L’intervento ad adiuvandum del GrIG è incentrato sul rispetto delle aree della rete comunitaria Natura 2000, minimamente prese in considerazione dal P.I.T. [2]

Si ricorda che i piani attuativi dei bacini estrattivi (P.A.B.E.) dovranno pianificare le attività estrattive in attuazione del Piano di indirizzo territoriale (P.I.T.) con valenza di piano paesaggistico e della legge regionale Toscana n. 65/2014 sul governo del territorio.

L’area delle Alpi Apuane, rientrante in gran parte nel Parco naturale regionale delle Alpi Apuane, è ampiamente destinata ad attività di cava attualmente in corso o potenzialmente riattivabile o, addirittura, attivabile ex novo anche in base al P.I.T., così come emerge dalla disciplina dell’Allegato 5 – Schede bacini estrattivi Alpi Apuane + 21 schede di bacino.[3] Il censimento delle attività estrattive sulle Alpi Apuane condotto dall’Università degli Studi di Siena – Centro di Geotecnologie avrebbe portato a individuare ben 165 cave attive e 510 cave inattive[4].

Tuttavia, gran parte delle Alpi Apuane rientra – oltre che nel parco naturale regionale delle Alpi Apuane – proprio nella zona di protezione speciale (Z.P.S.) “Prateria primarie e secondarie delle Apuane” (codice IT5120015), dove in linea di massima non possono, quindi, essere aperte nuove cave o riaperte quelle dismesse (art. 5, comma 1°, lett. n, del D.M. Ambiente 17 ottobre 2007, che detta criteri minimi di salvaguardia delle Z.P.S.).[5]

L’intervento ad adiuvandum del GrIG ha l’obiettivo dell’annullamento parziale delle parti del P.I.T. che consentono la prosecuzione o la riapertura dell’attività di cava in violazione di legge.

NOTE:

[1] I piani paesaggistici adeguati alle prescrizioni del Codice dei beni culturali e del paesaggio (artt. 135 e ss. del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) sono quelli della Sardegna (2006), della Puglia (2015), della Toscana (2015), del Piemonte (2017) e del Friuli – Venezia Giulia (2018). Il piano territoriale paesaggistico regionale del Lazio, approvato nell’agosto 2019, è stato impugnato in via giurisdizionale dal Ministero per i Beni e Attività Culturali e il Turismo per le gravi illegittimità contenute. Qui lo stato della pianificazione paesaggistica in Italia, aggiornato al dicembre 2018.

[2] nell’area delle Alpi Apuane sono state individuate le seguenti aree appartenenti alla Rete Natura 2000 ai sensi della direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali e della direttiva n. 147/09/CE sulla tutela dell’avifauna selvatica, precisamente:

  • sito di importanza comunitaria-zona speciale di conservazione (S.I.C.- Z.S.C.) “Monte Sagro” (codice IT5110006);
  • sito di importanza comunitaria-zona speciale di conservazione (S.I.C.- Z.S.C.)“Monte Castagnolo” (codice IT5110007);
  • sito di importanza comunitaria-zona speciale di conservazione (S.I.C.- Z.S.C.)“Monte Borla – Rocca di Tenerano” (codice IT5110008);
  • sito di importanza comunitaria-zona speciale di conservazione (S.I.C.- Z.S.C.)“Valli glaciali di Orto di Donna e Solco d’Equi” (codice IT5120008);
  • sito di importanza comunitaria-zona speciale di conservazione (S.I.C.- Z.S.C.)“Monte Sumbra” (codice IT5120009);
  • sito di importanza comunitaria-zona speciale di conservazione (S.I.C.- Z.S.C.)“Valle del Serra – Monte Altissimo” (codice IT5120010);
  • sito di importanza comunitaria-zona speciale di conservazione (S.I.C.- Z.S.C.)“Valle del Giardino” (codice IT5120011);
  • sito di importanza comunitaria-zona speciale di conservazione (S.I.C.- Z.S.C.)“Monte Croce – Monte Matanna” (codice IT5120012);
  • sito di importanza comunitaria-zona speciale di conservazione (S.I.C.- Z.S.C.)“Monte Tambura – Monte Sella” (codice IT5120013);
  • sito di importanza comunitaria-zona speciale di conservazione (S.I.C.- Z.S.C.)“Monte Corchia – Le Panie” (codice IT5120014);
  • zona di protezione speciale (Z.P.S.) “Prateria primarie e secondarie delle Apuane” (codice IT5120015);

[3] “La perimetrazione dei Bacini estrattivi rappresentati nelle Schede da 1 a 14 e da 16 a 21 coincide con le Aree Contigue di Cava (ACC) individuate dalla L.R. 65/1997 del Parco delle Alpi Apuane e modificate con L.R. 73/2009. La Scheda n. 15 individua i bacini estrattivi di Carrara e di Massa esterni al perimetro dell’area di Parco. La scheda n.15 è articolata in tre sottobacini (Torano, Miseglia e Colonnata)” (P.I.T., Allegato 5).

[4] I piani esecutivi per l’attività di cava sono così disciplinati: “il procedimento per l’approvazione dei Piani attuativi dei bacini estrattivi delle Alpi Apuane è disciplinato dagli art. 113 e 114 della legge regionale Toscana n. 65 del 2014. Il piano attuativo, riferito a bacini estrattivi che interessano i beni paesaggistici di cui all’artt. 134 del Codice è trasmesso alla Regione entro 10 giorni dalla pubblicazione sul BURT del relativo avviso di adozione. La Regione, entro trenta giorni dall’avvenuta trasmissione del Piano, provvede ad indire una Conferenza di servizi con la partecipazione di tutti gli altri Enti territoriali interessati, invitando a partecipare anche i competenti uffici del Ministero per i beni e le attività culturali, allo scopo di verificare, in via preliminare, il rispetto della disciplina paesaggistica. Il procedimento si conclude entro trenta giorni dallo svolgimento della prima riunione della conferenza dei servizi” (art. 8 delle Norme comuni per i Bacini estrattivi delle Alpi Apuane”, Allegato 5 del P.I.T.).

[5] Sono solo due le cave “fatte salve”: la Cava Piastramarina , in Comune di Minucciano, e la Cava Borra Larga , in Comune di Stazzema (nota Ente Parco naturale regionale Alpi Apuane prot. n. 1193 del 30 aprile 2019).

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