E’ dagli anni novanta del secolo scorso che a Casale sul Sile “aleggia” un progetto urbanistico per trasformare l’area denominata “Parco Tematico” (parliamo di ben 500mila metri quadrati…) in un’ennesima colata di cemento a destinazione produttiva, posta a sud-est del territorio e dislocata tra due ampie zone – sempre a destinazione produttiva – una a ovest all’interno dei confini dello stesso comune e l’altra a est nel comune di Quarto d’Altino. La realizzazione del Passante di Mestre e dei connessi collegamenti alla rete stradale esistente ha reso l’area ancor più appetibile, trovandosi in una posizione davvero strategica. E, infatti, lo scorso 31 gennaio la Giunta di Casale sul Sile ha approvato una delibera che intende dare il via libera all’antico progetto. Che ora ha una destinazione definita: un (maxi) polo della logistica, di cui non si conosce ancora il nome del possibile “insediante”, ma si mormora possa essere niente meno che il leader mondiale delle vendite on line.

Nel frattempo, nel 2017 la Regione Veneto ha emanato la legge regionale “Disposizioni per il contenimento del consumo di suolo e modifiche della legge regionale 23/4/2004, n. 11 norme per il governo del territorio e in materia di paesaggio” che assegna al comune di Casale sul Sile 84.700 mq di suolo consumabile fino al 2050: troppo poco per permettere la trasformazione del “Parco Tematico” in nuovi capannoni. Come confermato dall’avvocato Caucci di Conegliano, interpellato dal comune, la legge regionale cozza con la voglia di nuove cementificazioni della Giunta.
Che fare, dunque?

Arrampicarsi sugli specchi, ovviamente… E dato che i proponenti, forti di un autorevole parere legale, insistono nel ritenere legittimo concedere l’autorizzazione al progetto in quanto lo specifico piano attuativo godeva di approvazione degli ambiti di intervento prima della nuova legge regionale e pertanto non vi è incompatibilità nè limitazioni possibili. Anche perchè – dicono proponente e avvocati di parte – il progetto privato risulta possedere un “indiscusso rilievo pubblico. Proprio così.

Pare, dunque, una forte contrapposizione tra comune e Regione e il Sindaco decide di affidarsi ad un nuovo e noto esperto legale di Milano, l’avvocato Guido Inzaghi. Non si tratta di uno “specialista” qualunque, Inzaghi è socio di Belvedere Inzaghi & Partners-BIP, un primario Studio legale italiano con oltre quarant’anni di esperienza nel Real Estate e una competenza unica nella pianificazione urbanistica e negli investimenti immobiliari. A Milano si è occupato di Porta Nuova e del Bosco verticale, City Life, Milano Santa Giulia e dell’accordo di programma per gli scali ferroviari di Milano
Il suo parere conclusivo conferma le posizioni espresse dai legali del proponente: le autorizzazioni sono precedenti alla legge regionale, il progetto può procedere.
E può procedere perchè costituisce “pubblico interesse”…

La vicenda non è ancora conclusa e dalla società civile si alzano le proteste per evitare la nuova colata di cemento, in una zona e una regione di capannoni desolatamente abbandonati e aree produttive altamente improduttive.
L’associazione commercianti locale (ASCOM-Confcommercio) pare decisamente determinata: «Chiediamo al sindaco di sederci al tavolo e di vedere nel dettaglio le autorizzazioni. In un momento in cui i capannoni hanno dimostrato la fine di un’epoca e sono già archeologia economica, sociologica e industriale, ora ci vengono presentati come il futuro innovativo. Vogliamo che amministratori di passaggio smettano di rovinare il territorio e il tessuto di migliaia di imprese del terziario».

Il consumo di suolo continua ad essere ostaggio di una politica miope, che guarda lontano ma con una visione assolutamente indistinta: osserva la crisi ecosistemica e la confonde per l’economia del secolo scorso!