La vicenda della realizzazione di un grande centro di produzione e distribuzione su aree agricole suscita perplessità e preoccupazione. Un appello rivolto a Provincia e Regione chiede il rispetto dei vincoli presenti e la valutazione dell’operato dell’amministrazione locale

Con una lettera a firma del consigliere Antonio Ubiali (lista Nuova Villasanta) si chiede di “verificare l’azione del Comune di Villasanta e dei proponenti del progetto, per una maggiore e corretta tutela ambientale in un comune ormai urbanizzato per oltre l’84% del suo territorio”. La lettera si rivolge al Presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni e al Presidente della Provincia di Monza e Brianza, Roberto Invernizzi, oltre che al Sindaco del Comune di Villasanta, Luca Ornago, e a quello di Arcore, Rosalba Colombo

L’iniziativa, condivisa dal Comitato beni Comuni Monza e Brianza, prevede altresì una raccolta firme, attualmente in corso, per sostenere una petizione che chiede il ritiro del progetto. La lista ha inoltre promosso una campagna di informazione e sensibilizzazione presso la cittadinanza ottenendo un riscontro favorevole e l’adesione di Comitati e associazioni che operano sul territorio. Abbiamo già parlato della vicenda nel 2015 quando il progetto era tornato alla luce dopo 5 anni e lo scorso maggio con un’intervista proprio al consigliere Ubiali.

Ricordiamo i numeri del progetto: su un terreno libero di oltre 15 ettari, compreso tra i comuni di Villasanta e Arcore, la Soc. Rialto srl (il Gigante) intende realizzare un centro di produzione, confezionamento e distribuzione dei propri prodotti, concentrando attività attualmente svolte in altre strutture nel nord Italia. “Un enorme capannone di 17 metri di altezza (oltre a un corpo terziario di 30 metri) con una lunghezza di circa 400 metri dal notevole impatto ambientale in particolare per la considerevole mole di traffico indotto, soprattutto mezzi pesanti.

Cosa sta succedendo ora? La lettera spiega che “utilizzando una norma del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (l’art. 5bis, comma 6), il Comune di Villasanta chiede ora alla Provincia di Monza e Brianza di eliminare la destinazione agricola dell’area”. La conseguente perdita di aree verdi è regolata da un’intesa che propone di compensare, in modo del tutto frammentato e slegato dalle connessioni esistenti, attraverso la cessione di terreni nell’area limitrofa all’attuale punto vendita e nell’area della Lombarda Petroli. “Ma ci sono le intese con le altre proprietà coinvolte?” chiedono i promotori dell’iniziativa

Sull’altra sponda, quella del Comune di Arcore, l’area prevede già una destinazione produttiva ma l’edificazione è legata ad piano attuativo approvato nel lontano 2001 e quindi presumibilmente scaduto (la durata è di 10 anni) in quanto non attuato e del tutto difforme a quello odierno.

C’è inoltre incongruenza con quanto previsto dagli strumenti urbanistici di livello superiore, da qui la necessità di rivolgersi alla Provincia: approvato nel 2013, il piano provinciale vincola quell’area ad Ambito Agricolo Strategico (AAS) e Rete Verde di ricomposizione paesaggistica (RV). Una porzione della stessa è inoltre ricompresa nel territorio del Parco agricolo della Cavallerache si estende tra i Comuni di Villasanta, Arcore e Vimercate.

La Regione, che ha emanato una legge per il contenimento del consumo di suolo (L.R. 31/2014) non può considerare l’intervento in linea con i principi della legge stessa. I comitati invece sottolineano da sempre che nel territorio comunale sono presenti aree dismesse che potrebbero offrire la soluzione giusta a tutte le esigenze. In più, allargando lo sguardo oltre gli interessi del solo Comune di Villasanta, non può essere trascurata la perdita (o lo spostamento) di posti di lavoro dagli altri attuali centri.

Sorprende particolarmente un altro aspetto: il Comune di Villasanta nel 2007 aveva approvato un protocollo d’intesa con la Società attraverso il quale “era stato chiesto il cambio della destinazione d’uso delle aree (da agricola a produttiva) in cambio di 1.300.000 euro” in parte già spese per realizzare alcune opere pubbliche. La società ora rivendica la restituzione della stessa perchè i successivi piani, comunale e provinciale, non hanno attuato questa trasformazione

E’ legittimo rendere edificabile un’area attraverso l’elargizione di denaro?” Questi i dubbi di una scelta che, come riportato in conclusione la lettera, “contrasta con i principi, di rango costituzionale, di indifferenza dei proprietari e di buona amministrazione, riducendo la materia e le scelte urbanistiche a un mero fatto di scambio economico”.

Luca D’Achille @LucaDAchille

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