A cura dell’Arch. Alberto Primi, Comitato per Campiglia.

Il 24 novembre dello scorso anno la Società Cave di Campiglia Spa ha richiesto alla Regione l’avvio del procedimento di VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) relativamente a un progetto di impianto eolico costituito da due pale eoliche alte 125 metri, da porre sulla sommità di Monte Calvi (Val di Cornia, in provincia di Livorno), in aderenza alle mura del sito protostorico e a breve distanza dalla Rocca di San Silvestro.

Poiché le procedure per concedere questi permessi, grazie ad un presunto interesse strategico energetico, sono estremamente più veloci di quelli per i comuni mortali, tutto il procedimento si concluderà il 16 luglio 2018 visto che il progetto è già stato pubblicato il 16-01-2018 e le osservazioni potranno essere presentate fino al 15 marzo 2018.

Quindi se nessuno cercherà di opporsi a questo ulteriore scempio paesaggistico, molto probabilmente entro l’anno vedremo sorgere le pale a “coronamento” di una politica che dice di volere tutelare il paesaggio e il turismo ma che di fatto cede troppo spesso a spinte barbariche degne di Attila.

Oltre all’idea in sé, quello che scandalizza è che mentre si completava il percorso di Variante al Piano Strutturale e al Regolamento Urbanistico avviato per “salvare” il lavoro nella Cava di Monte Calvi (proprietà della Società Cave di Campiglia spa, il cui maggiore azionista è la società BERIN a sua volta di proprietà al 100% della Società Berrighi Costruzioni), il Comune di Campiglia, pur avendo già il mano il progetto del parco eolico, ha evitato in qualsiasi modo di far sapere ai cittadini cosa stava succedendo.

L’Amministrazione si è limitata a fare il suo stretto dovere e ha inviato alla Regione in data 2 gennaio 2018 approfondite osservazioni, note e richieste di integrazioni alla VIA, ma si è guardata bene dal fare trapelare qualcosa dagli uffici, per cui i cittadini, se non informati da qualcun altro, si sarebbero trovati di fronte alle cose fatte e decise dall’alto dalla Regione.

In seguito descriveremo meglio il progetto con tutte le omissioni e dubbi di legittimità, i danni che porterà a tutto il paesaggio, alle attività turistiche e ad un futuro sviluppo turistico della Val di Cornia.

Per ora possiamo solo informare chi ci legge e la stampa che i tempi sono molto stretti per scoperchiare una pentola che si voleva tenere ben chiusa per evitare di disturbare.

 

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